Marta Del GrandiDream Life2026 - Cantautoriale

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Il terzo disco di Marta del Grandi è un ulteriore passo di metamorfosi del suo stile: più personale e meno sognante, con guizzi inaspettati e una bellissima concretezza

Marta del Grandi è atterrata sulla terra, dopo aver volato per anni sopra il livello del mare – e dei ghiacciai -, e atterrando ha trasportato la sua musica, sospesa e glaciale, ad una temperatura mite e umana. In modo assolutamente unico, il suo comporre è una metamorfosi attenta e accurata, che si esprime con un avanzare molto sofisticato della ricercatezza degli arrangiamenti. Dopo la grande regolarità stilistica diSelva Marta Del Grandi ha ritrovato alcune spigolosità sonore che avevano caratterizzato il suo primo disco, ma è il paesaggio ad essere cambiato, e lei con esso.

Dream Life è paradossalmente il meno sognante dei suoi lavori, perché non rimane a mollo sulle alture del pop americano, ma si avvicina a casa, cambia destinazione del viaggio. È un disco più europeo, più novecentesco, più concreto, e allo stesso tempo molto più personale. Marta osserva le nuvole e la loro forma, e le rende una ballad, usa un synth alla Mort Garson come incipit del primo splendido brano, You Could Perhaps, ma soprattutto si lascia andare verso le rive a lei fino ad oggi sconosciute in Neon Lights, un brano che tocca il prog e lo spoglia dei suoi barocchismi, diventando essenziale e asciutto.

La sensazione che aleggia intorno a questi dieci brani è quella di stare in posizione privilegiata, accanto a Marta del Grandi e ai suoi occhi che da sempre lavorano alla creazione di immagini di diversa profondità e caratura. L'importanza - e l'azzardo - di Dream Life sta nell'aver quasi annullato la distanza col pubblico, accolto dentro un songwriting pieno di oggetti solidi da osservare, concreti come la vita stessa, che cambiano il ruolo della sua voce, non più elemento di principale risalto, ma strumento che si modula in modo complementare coi suoni orchestrati da Bert Vliegen.

Dopo diversi ascolti di questo disco si può arrivare a una bella conclusione: Marta del Grandi è "molto poco italiana", come direbbe Stanis La Rochelle. Invece di accontentarsi della sua oggettiva superiorità nei confronti di gran parte dei dei suoi colleghi, invece di impigrire la sua musica su un poppettino insipido, allarga il suo stile, sperimenta e rischia, perché sa bene che nel torpore allucinante del music business non c'è più nulla da perdere. E allora conviene far la musica nel migliore dei modi possibili, tipo questo, ricco e consapevole della sua ricchezza. Meglio avanzare un passo alla volta, senza grandi strappi, inventando storie, cambiando la prospettiva della propria scrittura. Dream Life è atterrato sulle acque di una mare in cui perdersi è strano, allora navighiamo a vista, tendiamo le orecchie, e un coro di fiati ci riporterà alla realtà che già conosciamo.

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La recensione Dream Life di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-30 00:55:00

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