Adriano SpiritoQuasi senza parlare2026 - Progressive, Pop, Alternativo

Quasi senza parlareprecedente

Un primo appuntamento da dating app e un sushi di troppo in una tragicomica mini-suite pop-prog.

Il fast-love all’epoca delle dating app, sullo sfondo di un primo appuntamento a base di sushi e fiatella post-cena. È questo il (decisamente bizzarro) sunto di Quasi senza parlare, il nuovo singolo di Adriano Spirito.

Dopo aver chiuso lo scorso anno con il jazz-funk strumentale di It's Plumber, il musicista milanese torna nel 2026 con il suo primo brano scritto in lingua italiana: una mini-suite compressa in poco più di cinque minuti, divisa in due movimenti distinti che raccontano, con un piglio squisitamente tragicomico, l’evoluzione di un appuntamento decisamente particolare.

L'apertura della traccia viene affidata ad atmosfere da pop ballad cocciantesa, con i tasti bianchi e neri di un pianoforte che guidano una progressione di accordi super-emotiva, accoppiata a interventi di archi ed eterei fraseggi di una chitarra elettrica satura di riverbero.

Poi, succede qualcosa di inaspettato. "Così, de botto, senza senso", il brano cambia drammaticamente pelle. Introdotta dalle note calde e corpose di una sei corde baritona, Quasi senza parlare devia infatti verso un intermezzo di chiara ispirazione jazz fusion. Un passaggio più ombroso e stratificato, costruito attorno a un tappeto di synth cupi, interventi di ottoni e un assolo di chitarra che, oscillando tra melodia e atonalità, guarda apertamente alla tradizione prog rock più "colta" à la King Crimson e Gentle Giant.

Una digressione che Spirito decide infine di ricongiungere al tema pop iniziale, in un "ritorno circolare" che chiude il racconto esattamente da dov'era iniziato, anche se con qualche consapevolezza in più: proprio come certi primi appuntamenti ben riusciti.

Un lieto fine con alle spalle però uno svolgimento tanto esilarante quanto travagliato. Quasi senza parlare racconta la storia di un lui e di una lei alle prese con il classico primo appuntamento nato da un match su un’app di incontri ("Tutto è partito da due swipe a destra / Uno io / Uno tu"). I due protagonisti si ritrovano a seduti a un tavolo di un ristorante di sushi: una cornice apparentemente innocua che finirà per rivelarsi il grande avversario dell’intera vicenda.

Terminata la cena, lui la riaccompagna a casa. L’atmosfera sembra quella giusta (il bacio è a un passo) quando, proprio sul più bello, arriva l’imprevisto: lei si ritrae, respinta da un alito che tradisce senza pietà il menu della serata. "Il pesce crudo sento su di te / Sai di sushi, è questo il motivo / Non riesco a baciarti", mormora la donna, spezzando con una schiettezza quasi brutale il romantico idillio.

Quando la situazione sembra ormai compromessa - con tanto di maledizioni da parte di lui alla millenaria tradizione gastronomica nipponica ("Ora il Giappone me la deve pagare") - è proprio lei ad appianare l'impasse, con una soluzione bizzarra ma geniale: invitarlo a salire in casa, dove lo attende uno spazzolino da denti "conservato apposta per gli ospiti".

Tolto di mezzo il problema della fiatella al sapore di nigiri, la storia prende la piega giusta. I due finiscono per passare finalmente una notte di passione insieme. Il primo passo di un qualcosa di molto più duraturo di una semplice one night stand: una relazione stabile, dei figli e - dettaglio non secondario - una conversione di lui al veganesimo, maturata (forse) dopo quel traumatico incidente ittico.

Quasi senza parlare è un pezzo che inevitabilmente finisce per coglierti con la guardia abbassata. Quando pensi di trovarti davanti all’ennesima ballata amorosa stracciamutande, Spirito piazza infatti un micidiale gancio laterale, che spiazza completamente l’ascoltatore, siglato da cambi di atmosfera improvvisi e da una storia già di per sé surreale, resa ancora più esilarante dal contrasto con il tone of voice melodrammatico con cui viene raccontata.

Il risultato è un pezzo kitsch (nel senso più nobile del termine) maledettamente ben riuscito, in grado di far passare in secondo piano anche qualche piccola ingenuità nella resa sonora, come una voce che a tratti sembra restare leggermente scollegata dalla strumentale. Dettagli tecnici facilmente perdonabili, vista la capacità di Spirito nel portare a termine un’impresa tutt’altro che semplice: fare musica complessa e sfaccettata riuscendo, allo stesso tempo, a far ridere di gusto.

Una nota di merito finale va sicuramente alla copertina del singolo, che ritrae i due protagonisti intenti a baciarsi mentre lei sfoggia una smorfia di chi ha appena scoperto che l’amore può (anche) sapere di sashimi. Un tocco di classe per "palati fini". Davvero tanta roba.

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La recensione Quasi senza parlare di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-15 16:39:42

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