23/04/2010

Suona con gentilezza Stefano Antoci D'Agostino in arte Stead, calmo, paziente e puntuale. Pronto a scaldarti il cuore con i suoi arpeggi e la voce profonda. L'esperienza solista fatta suonando sui palchi newyorkesi e di mezza europa lo ha allontanato dai trascorsi più rock con i Mud Hair Jongleur, per avvicinarsi a suoni più acustici e folk. Sicuramente influenzato dalla viva scena di songwriters della grande mela, racchiude le sue idee nel disco d'esordio, "Stead 2007". Un album a metà strada tra Jeff Buckley e Damien Rice ma con una piacevole sfumatura tutta mediterranea. Pezzi come "Another me", accompagnata splendidamente alla chitarra, e "Repetitive" ne sottolineano l'animo intimo e delicato. Scelta di Stead, infatti, è quella di suonare in luoghi raccolti, gli unici in grado di contenere e diffondere la sua musica in modo da assoporarne a pieno tutti i passaggi. Se la vostra voglia di musica diversa e lontana dai soliti ritornelli non è ancora sazia, Stead è sicuramente un ottimo spuntino.

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