Tra provincia, pathos e ballad che sanno di déjà vu, un indubbio talento che deve ancora esprimersi appieno.
"Nel silenzio della provincia, l’ultimo atto di resistenza è fare rumore". È questo lo statement da cui blue27, al secolo Carlo Mancini, ha deciso di partire per scrivere Schiamazzi Notturni, il suo nuovo album.
Prodotta dalla romana Dumba Dischi su distribuzione Believe, l'ultima prova sulla lunga distanza del musicista fermano classe '98 sfodera nove tracce che scorrono rapide come un autobus a fine servizio, attraversando senza mai fermarsi immagini e situazioni immerse nella profonda provincia in cui è cresciuto.
Dalla mancanza di prospettive legata a filo doppio con la volontà di allontanarsi dal paesello in cui si è nati e cresciuti (schiamazzi notturni) alle epifanie che certi luoghi apparentemente banali provocano nel nostro animo (Lido di Fermo), passando per storie d'amore disfunzionale (carenze d'affetto) o giunte al capolinea (maria, cantata insieme ad Asia Ghergo), Mancini dipinge, con pennellate cariche di incertezze, rimpianti e illusioni sgualcite, quellafase della vita in cui si è troppo giovani per essere vecchi e troppo vecchi per essere giovani.
Come direbbe Hubert, il giovane banlieusard protagonista de L'Odio, "Fino a qui tutto bene". Forse anche troppo. Perché è proprio in questa apparente perfezione che si cela il grande punto interrogativo di un album che sembra seguire un copione già scritto, con una diligenza quasi scolastica.
Vuoi per un'impostazione canora votata alla spontaneità - con strofe raccolte che cedono il passo a ritornelli quasi urlati - vuoi per il continuo dialogo tra indie pop e urban nelle strumentali, ma Schiamazzi Notturni è un lavoro che resta per buona parte incagliato a mood e atmosfere già battuti, non troppo lontani da quelli evocati nelle ballad di artisti ormai proiettati nell’iperspazio del mainstream come Blanco e Olly. Un vero peccato visto che, tra gli ammiccamenti alla bossa nova di casa sopra e l'elettropop "de core" di lucebuio, blue27 dimostra di avere il guizzo d’estro ben saldo in canna.
Ma attenzione. Questo non significa che sia un disco "brutto". Anzi. Anche i brani che evocano maggiormente un senso di déjà vu(come Lido di Fermo e maria) sono costruiti con cura, grazie ad arrangiamenti semplici ma precisi, capaci di valorizzare al meglio il genuino pathos presente nella voce di Mancini.
Le potenzialità ci sono tutte: la scrittura è fresca, verista, capace di trascinare chi ascolta dentro i luoghi, sensazioni e atmosfere che hanno ispirato il disco. Servirebbe solo un'anticchia di coraggio nell'azzardare di più sui suoni: un passo laterale che permetta a blue27 di staccarsi - almeno un po’ - dalle pop ballad che, con Sanremo alle porte, intaseranno radio e playlist per i mesi a venire.
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La recensione Schiamazzi Notturni di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-23 11:39:03

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