Un lo-fi che si muove flosciamente tra la voglia di successo e la frustrazione per una realtà sempre più deludente.
Nonostante la sua estetica trasandata e sporca, il lo-fi è un genere che, per colpire davvero chi lo ascolta, ha bisogno di una mano fermissima. Le sue (sacrosante) imperfezioni devono infatti poggiare su solide fondamenta, altrimenti più che canzoni "fatte e finite" si rischia di ottenere un nugolo di bozze buttate giù in un pomeriggio di noia. E a dare una prova concreta di questo statement ci pensa Want It All, il nuovo singolo di Krisj Wannabe, al secolo Christopher Joseph Argentino.
Dopo aver chiuso lo scorso anno con l’unghiata garage punk di Just Sit Here, il musicista nato e cresciuto tra America, Firenze e Tokyo torna nel 2026 con un brano che trascina la sua anima stanca all'interno di un alternative rock acido, reso volontariamente sciatto da un’estetica in bilico tra lo-fi e no wave, che ne deforma pesantemente la melodia trasformandola in una specie di sghemba cantilena.
Il risultato è un intreccio di chitarre stralunate, sempre sul punto di precipitare in una cacofonica sleaziness, adagiato per quattro minuti e mezzo su un ossuto e meccanico groove di batteria. Un distico sonoro che guarda senz'alcun tipo di sudditanza alle parentesi più implose dei primi Sonic Youth.
Su questo tappeto antimelodico, Krisj Wannabe stende una serie di strofe laconiche, intonate con una cadenza slacker-ish talmente distaccata da sfiorare l’apatia. Versi frammentati, nervosi e disallineati - a tratti filtrati da un effetto granuloso "stile segreteria telefonica" - che mettono al centro la lotta tra il desiderio di avere successo e una realtà che sa di mediocrità. Uno struggle sintetizzato dallo stesso Argentino in poche, semplici parole: "C’ho le palle piene e mi voglio prendere tutto".
You think that I’m a loser
You say that I’m no fun
And every day you ask me
What is it that you want
I want it all
Canta Krisj Wannabe nel suo ultimo singolo. Pur riuscendo a sorprendere in prima battuta con la sua sordida e conturbante estetica, Want It All è un pezzo che tende ad "allungare il brodo". Soprattutto nella coda finale, quando Argentino ripete ossessivamente il titolo del brano, l'atmosfera sbieca e volutamente claustrofobica si trascina fin quasi a sfiatarsi.
Un mezzo passo falso rispetto all'energia abrasiva di Just Sit Here: una traccia altrettanto grossolana, ma capace di dire le cose giuste con i tempi giusti. Lì la ruvidità era un taglio estetico. Qui, a tratti, diventa un inciampo.
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La recensione Want It All di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-02 14:31:20

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