tylerdurdan*Secondo2026 - Rap

Secondoprecedente

Un concept album che mette in crisi l’idea stessa di performance musicale, tra AI e conscious rap.

Secondo, il nuovo disco di tylerdurdan* è uno di quei lavori che ti mettono davanti a un bivio. Se accetti che anche le ultime frontiere della tecnologia siano ormai un mezzo con cui è possibile fare arte, lo ami. Se invece resti convinto che le canzoni, per essere considerate tali, debbano essere "suonate" al 100% da persone in carne e ossa, lo detesti.

Sta di fatto che l'ultima prova sulla lunga distanza dell'artista e autore napoletano - al secolo Raffaele Annunziata - che integra una scrittura umana, la sua, a strumentali e voci plasmate con software di intelligenza artificiale generativa è un lavoro decisamente lontano dalle tracce che siamo abituati a creare (quasi per scherzo) su applicazioni come Suno o Udio.

Partiamo dall'aspetto più "antropico" di Secondo, ovvero la parola. Le rime e gli incastri creati da tylerdurdan* vanno infatti a creare un vero e proprio concept album basato sul concetto di "quantità" e su come quest'ultima influenzi ogni giorno le nostre esistenze: dalla morale all'economia, passando per la cultura, la musica e la politica.

Come suggerito dai titoli delle sue undici tracce, Secondo si sviluppa con un andamento progressivo: si parte da Zero, in cui Annunziata ragiona sulle ingiustizie di una "società che tutto ti chiede e zero ti dà" e si arriva ad Addirittura, un'indagine sui problemi - diventati ormai "fuori scala" - di un sistema globale in cui "le narrazioni sono tutte uguali, si sono fatte tossiche" e "le storie sono denutrite, sembrano anoressiche".

Nel mezzo le varie dimensioni del nostro caotico presente: dalla progressiva perdita della nostra individualità, sostituita da numeri e statistiche (Qualcosa) agli orrori che ogni giorno spurgano da quella ferita purulenta che risponde al nome di "Guerra di Gaza" (Abbastanza), passando per la difficoltà di mantenere la propria originalità in un mondo sempre più omologato (Natu poc') e il divario, spesso veicolato da chi sta al potere, tra le periferie e il centro del mondo (Troppo).

Un pool di argomenti strettamente legati all’universo conscious rap, che tylerdurdan* ribadisce anche sul piano visivo: la copertina del disco richiama apertamente quella di Illmatic di Nas, uno dei capolavori assoluti dell’hip-hop, anche nella sua dimensione più impegnata.

A collegare rime, incastri e tematiche sociali ci pensano beat di chiara matrice old school, costruiti su pattern di batteria dal suono caldo e organico, vicino a quello di uno strumento reale, con campionamenti presi in prestito da funk, soul e jazz. Un mood nostalgico e squisitamente black su cui Annunziata adagia l'elemento che potrebbe far storcere maggiormente il naso a chi si approccia all'ascolto di questo suo ultimo album: le voci generate con l'intelligenza artificiale.

Tutte le parti cantate di Secondo nascono infatti dai versi scritti da Annunziata, venendo poi adattate alle rispettive strumentali attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale. Un processo che, inevitabilmente, lascia qualche traccia del suo passaggio: in alcuni momenti affiora ancora quel leggero effetto "metallico" tipico delle voci sintetiche, come nel ritornello di Un po’ o nell’hook, intonato in dialetto napoletano, di Natu poc’.

In altri passaggi, il labor limae tra musica e voci fatto dall'artista campano, raggiunge dei risultati davvero notevoli. Nella tamarraggine elettro rap di Poco o nel flow morbido e incisivo di Troppo, l'illusione è quasi totale, con tanto di respiri e pause per prendere fiato durante le punchline.

Ed è proprio qui che Secondo trova una delle sue chiavi di lettura più interessanti. Ogni traccia presenta infatti una voce diversa, creando un effetto simile a quello di un "producer album" - sulla scia di lavori come OBE di MACE o Mattonidi The Night Skinny - in cui una pluralità di interpreti ruota attorno a una visione unitaria. Con una differenza sostanziale: qui gli interpreti non esistono, o meglio, esistono solo come proiezione digitale della penna di Annunziata.

Un’idea affascinante quanto problematica, soprattutto quando si sposta il focus sul piano del live. In un genere come l’hip-hop, dove la dimensione dal vivo è centrale tanto quanto quella discografica, resta aperta una domanda non banale: come tradurre tutto questo su un palco? Portare in scena i brani con la propria voce, riappropriandosi di quelle parole in prima persona, oppure delegarli a un collettivo di performer in carne e ossa? Due soluzioni opposte, entrambe con implicazioni forti in termini di identità e credibilità artistica.

Al netto di queste incognite, Secondo resta un lavoro che vive proprio nella tensione costante tra entusiasmo e diffidenza. L’idea che dietro al microfono non ci sia un performer reale è abbastanza spiazzante, in primis per l'indubbia realness con cui questo progetto paradossalmente si presenta. Ma ridurre l'intera faccenda a una questione "tecnologica" significherebbe perdere il vero punto di questo album: l’intelligenza artificiale, qui, non è il fine ma il mezzo con cui Annunziata costruisce un discorso coerente, stratificato e decisamente più aderente alla realtà di quelli intavolati da molte altre voci umane nei loro lavori.

Perché, al di là di ogni sperimentazione tecnologica, ciò che tiene insieme questo disco è un elemento molto concreto: la scrittura. Perché Secondo è prima di tutto lo sforzo di meningi compiuto da un autore che sa esattamente cosa vuole dire e non ha paura di scegliere la strada meno convenzionale per farlo. Un album che divide e che, proprio per questo motivo, sembra avere tutte le carte in regola per far parlare di sé. Resta da capire se la sua carica innovativa saprà reggere alla prova del tempo ma soprattutto a quella (imprescindibile) del live.

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La recensione Secondo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-19 22:06:36

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