Tra melodie mainstream e testi 'di larghe intese', un disco pop che non ha paura di mostrarsi come tale.
Ci sono album che, per qualche motivo difficile da spiegare, riescono a far intravedere, anche nei loro difetti, quanto chi li ha creati ci abbia messo dentro tutto sé stesso. Sarà per il modo in cui le canzoni vengono cantate, per la sincerità biografica (ma aperta alla sensibilità collettiva) dei testi, o per un’alchimia impalpabile tra queste due cose, ma la sensazione resta sempre la stessa: quella di avere tra le mani qualcosa di irrimediabilmente vivo.
E Concrete Hearts, il primo disco di GIUSEPPE - all'anagrafe Bernardi - rientra in questa illuminata categoria musicale. Frutto di oltre un anno di scrittura e (auto)produzione in studio, l’esordio sulla lunga distanza del cantautore di origine tarantina è un lavoro legato a filo doppio alla sua vita personale e artistica, sospesa da qualche anno tra l’Italia e il Regno Unito.
Il trasferimento a Londra nel 2018, per studiare al London College of Music, rappresenta infatti un punto di svolta decisivo. È lì che Bernardi entra in contatto con una scena musicale più viva, fluida e aperta alle possibilità rispetto a quella della sua terra d’origine. Un contrasto che non resta sullo sfondo, ma si riflette direttamente nella tracklist di Concrete Hearts, con una prima "facciata" cantata nella lingua di casa e una seconda metà che guarda apertamente oltre Manica.
Un’anima bifronte che trova un punto di contatto in due brani, Cuori D’Asfalto e Nicknames (Saturno Contro), in cui il contrasto tra strofe in inglese e refrain in italiano genera alcuni dei momenti più riusciti del disco. Nonostante nella cadenza di Bernardi affiori ancora qualche residuo della sua terra natale, le parti in lingua non materna risultano tutto sommato credibili e naturali, evitando il temutissimo "Effetto Sandy Marton" (People From Ibiza, anybody?). Un risultato tutt’altro che banale per un artista italiano che sceglie di misurarsi con l’inglese. Gli anni lontano da casa, per quanto difficili possono essere stati, hanno dato i loro frutti.
Oltre al suo bilinguismo, quello che salta all’occhio (anzi, all’orecchio) di Concrete Hearts è il fatto che, sin dalla prima traccia, si presenta come un disco dichiaratamente pop, senza mai tentare di darsi un tono diverso da quello che è. È pop nei testi, che parlano in prima persona ma disseminano immagini e atmosfere abbastanza di 'larghe intese' da farci immedesimare chiunque. È pop nella scelta degli argomenti, grazie a una serie di parziali "goal a porta vuota", segnati da amori che si incrinano fino a bruciare (Flames e Told Your Eyes), identità che vacillano (Cuori D’Asfalto e Incurante) e l'epica - un po' trita - del rimettersi in piedi quando tutto sembra cedere, nel segno della resilienza (A Passi Piccoli e Try Me).
Quello in cui però Concrete Hearts si dimostra più pop è nel sound. Ma attenzione, non vuol dire che sia un lavoro monocorde. Nella quarantina di minuti attraverso i quali il disco si snoda, GIUSEPPE decide infatti di cimentarsi con le chitarre brillanti del pop rock (Cuori D'Asfalto e Again And Again), la retronostalgia verso gli anni '80 della synthwave (Head In The Clouds Since 1999), melodrammatiche melodie paolomeneguzziane prese in prestito da una Top Charts italiana di inizio anni 2000 (Incurante) e rimandi alla passionalità della musica soul d'oltreoceano (Try Me).
La prima prova sulla lunga distanza di Bernardi è un disco che, per una strana alchimia delle sue parti, riesce a tenere insieme un immaginario apertamente mainstream con una genuinità di fondo che non suona mai costruita. Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto considerando la natura interamente self-made del progetto.
In definitiva, Concrete Hearts non è un album per chi cerca deviazioni sonore radicali o alternative: qui non si scappa dal pop, né si prova a travestirlo da qualcos’altro. Per tutti coloro che invece hanno voglia di sottrarsi allo zapping compulsivo di tracce su Spotify, soffermandosi su un disco che sa esattamente cosa vuole essere, l'esordio di GIUSEPPE potrebbe rivelarsi una scelta più che azzeccata.
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La recensione Concrete Hearts di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-23 23:13:15

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