The Fields Le Tappe 2026 - Rock, Psichedelia, Indie

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Tra brani noir e rock di impostazione più classica, l'esordio discografico dei The Fields mostra la faccia del Veneto oscuro e underground

I The Fields sono un band di Treviso, che proviene da quel Veneto oscuro e avvolto in una coltre di nebbia entro cui si sviluppano sottoculture underground. Quel Veneto che è alla base di realtà come Dischi Sotterranei, e di cui Le città di pianura offre qualche sprazzo. Il loro album d’esordio, Le tappe, otto tracce per poco meno di mezz’ora, arriva dopo quattro anni dalla genesi del gruppo. Nel mentre, sperimentazioni, live e assestamenti, fino a raggiungere la formazione attuale, in cinque. Due chitarre, basso e tastiere, percussioni e voce.

Le tappe si apre con Basta poco, un brano viscerale, arrabbiato, noir, che arriva a sfiorare in alcuni tratti lo spoken word. Un pezzo che svela i The Fields a loro agio tra i suoni ruvidi e il disagio tipico della provincia. E procede con Momento debito, rock di impronta più classica, con le chitarre elettriche protagoniste, e il violino che arriva sul finale. Il singolo apripista del disco fu Rovinati, che è il terzo brano dell’album. “Siamo rovinati, nati rovinati / non c’è futuro, tutto brucia”, recita il testo. Ѐ un brano più pop e leggero dei precedenti, dal punto di vista delle sonorità. E nonostante la forza tellurica del messaggio di rivoluzione che porta, non riesce a pieno a racchiudere le potenzialità della band, più a fuoco in arrangiamenti più rock. Ripresi, subito, dalla traccia successiva, In pensiero, dove il canto si fa sguaiato, c’è il riverbero e le vocali allungate, e un’interessante costruzione ritmica con l’intensità che si abbassa per risalire, gradualmente, con il violino. Nella seconda parte del disco, di nuovo, i The Fields appaiono più centrati quanto sono le chitarre elettriche e il basso a prendersi la scena.

Le tappe è un disco d'esordio, eppure mostra una band già matura e per certi versi esperta. Lasciando andare qualche briglia e allontandosi dal pop per sfociare nel noir, nel rock e nello spoken word, i The Fields potranno ritagliarsi una nicchia entro cui liberare la propria creatività. E da cui, continuando a crescere, un giorno sapranno uscire senza snaturarsi.

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La recensione Le Tappe di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-29 13:07:00

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