Nel suo nuovo disco Iacampo mette a punto il rigore della sua scrittura, con echi di blues, grandi preziosità, e uno sguardo sul presente distaccato e necessario
C'è qualcosa che ricorda il suono del vento, il suono dell'aria che viene pulita da una corrente, nell'ultimo disco di Iacampo, Preghiere contemporanee. Sarà probabilmente il timbro limpido della sua voce, oppure la chiarezza degli arrangiamenti suonati con grazia da una squadra di musicisti d'eccezione, oppure sarà che in penne come queste, nascoste, poco in vista, si nascondono i segreti più preziosi del nostro cantautorato.
Come in alcune grandi scuole le canzoni di Iacampo sono domande, interrogazioni - o preghiere - che toccano in modo relativo il presente, ma che nel presente sono assolutamente calate, per quell'atteggiamento instabile e senza certezze che si sente nelle parole cantate dall'autore veneziano. Un senso quasi filosofico aleggia in Preghiere contemporanee, ed è un senso filosofico molto necessario oggi, perché non crea cosmologie, ma cerca di interpretare il mondo, per spostarne minime percezioni, minime parti ideologiche, alla ricerca di una strada giusta.
E in questo forma e sostanza si sposano alla perfezione, perché alla contemplazione attiva raccontata dalle parole, si accostano brani che soffiano sulle orecchie con una grande cura data a ogni suono. Preghiere contemporanee cresce durante gli ascolti, per l'attenzione molto rara che viene messa nella somma degli strumenti, semplici e usati con grande efficacia, con un senso quasi country, campagnolo, lontano da alcune psicosi urbane, e forse per questo così convincente.
Senza lasciarsi ingannare dalla delicatezza, scendendo a fondo nella scrittura di Iacampo, ci si può accorgere di quanto questo non sia un disco che chiede di essere educati o accondiscendenti, perché ciò che viene predicato è il distacco. E il distacco - praticato con parzialità, nei momenti giusti -, è forse la cosa meno educata che ci sia, nell'oggi frenetico e iper performativo in cui siamo immersi.
Attraverso il distacco si possono cantare concetti quasi obsoleti come "Dio" o "preghiera", senza che abbiano accezioni cristiane o religiose in alcun senso, perché questi stessi concetti entrano in un un campo semantico molto più grosso, senza monopoli culturali o egemonie di pensiero. Il senso di unione, con qualcuno o qualcosa, arriva dalle voci che cantano all'unisono sovrapponendosi, come in Anima Piena, da alcuni ingressi della batteria, che portano con sé echi di un blues molto minimale ma a tratti commovente.
Il garbo cantautorale di Iacampo è in realtà una forma di rigore, rigore stilistico ma forse anche umano, uno stato di sobrietà che rende la sua musica riconoscibile e codificabile, sorprendente per la preziosità di alcuni passaggi, un semplice canto che si rispecchia in un presente troppo caotico per essere vissuto come siamo abituati a fare. Servono queste canzoni per essere lavati da qualche impurità, come il vento che sta nella voce di Iacampo.
---
La recensione Preghiere contemporanee di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-23 01:08:00

COMMENTI