Brama Senza fare rumore 2026 - Cantautoriale, Indie, Folk

Senza fare rumore precedente precedente

Un disco d'esordio meravigliosamente artigianale, capace di intrecciare scrittura personale, sensibilità acustica e sottili innesti elettronici.

Mettersi all’ascolto di Senza fare rumore, il primo album di Brama, al secolo Marco Bragalone, è un po’ come entrare nella bottega di un piccolo paese di montagna e osservare in silenzio un giovane artigiano che intaglia da ceppi di legno grezzo sculture ornate di forme talmente leggere da sembrare in grado di sfidare l'amorfa matericità da cui sono state liberate.

Composto, registrato e prodotto in piena autonomia, l'esordio discografico del cantautore "figlio della provincia di Roma, lontano dal rumore di fondo e abbastanza vicino da ascoltare meglio quello che resta" si avvolge attorno a sette tracce dominate da un'anima acustica, contaminata di volta in volta da flebili rifrazioni elettroniche, capaci di nebulizzare ed espandere il suono oltre le quattro pareti della cameretta in cui sono nate.

Questo attento bilanciamento tra strumenti analogici ed elementi elettronici permette a Bragalone di muoversi tra generi e stili dal respiro tanto italiano quanto internazionale: dagli eleganti arpeggi di chitarra che ammiccano all’introspezione cantautorale di quel piccolo capolavoro che è Majorana di Colapesce Dimartino (Per sempre nostri) alle contaminazioni tra R&B, psichedelia e soul à la Venerus (Cercare il sole e Fammi un favore). Nel mezzo, il malinconico raccoglimento dell'indie folk tanto nelle sue forme più vicine all'intensa emotività jeffbuckleyana (Sappi che), quanto in quelle più implose e trascendenti di Bon Iver, in cui il calore acustico si mescola con estrema coerenza a flebili brume elettroniche (Millimetri).

Digressioni sonore accalappiate e racchiuse dall'artista romano all'interno di una scrittura carica di prossimità emotiva. Versi dal carattere quasi confessionale, sospesi tra il desiderio di diventare qualcosa e la paura di non esserlo mai davvero (Per sempre nostri), il linguaggio dell'amore, indecifrabile come il jazz (Cercare colore), la necessità di rallentare in un mondo che corre sempre più veloce (Tutto in slomo) e la forza simbolica di un colore, in grado di elevarsi a misura concreta del vuoto lasciato da chi ci abbandona (Blu senza te).

Senza fare rumore è un disco fatto di frammenti veloci e leggeri, che si diffondono nei nostri padiglioni auricolari con la stessa levità di un refolo di vento capace di smuovere per un breve istante l'aria caliginosa di un pomeriggio estivo. Un esordio self-made che, grazie alla sua natura artigianale e raccolta, consegna la nitida immagine di un musicista completo, già sorprendentemente consapevole dei propri mezzi.

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La recensione Senza fare rumore di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-03 18:45:28

COMMENTI (1)

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  • bramaleonte 61 minuti fa Rispondi

    Grazie mille Luca, hai colto pienamente lo spirito del progetto e le varie influenze mischiate! :) Grazie per le bellissime parole!