Un disco ipnotico e disturbante, capace di trasformare nostalgia, follia e senso di impotenza in un’esperienza sonora compatta e magnetica.
Con “Reality”, i Not My Value chiudono il secondo movimento di un’opera concepita come un organismo unico: due EP complementari, due stanze comunicanti attraversate dagli stessi fantasmi. Se il primo capitolo lasciava ancora filtrare qualche bagliore, questo Side B sembra consumarsi in penombra, tra memorie deformate, inquietudini psichiche e relazioni che si sbriciolano nell’impossibilità di salvare chi affonda.
L’idea del futuro attraversa tutto il disco come un’eco lontana. C’è nostalgia per un tempo in cui immaginare il domani appariva ancora naturale, quasi inevitabile. Qui invece resta una sensazione di paralisi emotiva, di orizzonte chiuso, che culmina in quel “No future” ripetuto come una formula svuotata e disperata.
Musicalmente, “Reality” lavora di sottrazione e stratificazione. L’elettronica si mescola al trip hop con un gusto profondamente cinematografico: pulsazioni lente, riverberi, beat sporchi, aperture ambientali che richiamano Portishead e Massive Attack, mentre certe torsioni vocali e i paesaggi più astratti riportano a Björk. Sullo sfondo rimangono ombre dark wave, psichedelia corrosa dal tempo e una tensione industriale che rende l’ascolto continuamente instabile.
L’apertura con “Casa Bianca” è già una dichiarazione d’intenti. Il vecchio brano di Don Backy, passato anche dalla voce di Marisa Sannia, viene smontato pezzo per pezzo fino a trasformarsi in un ricordo sfocato, quasi una trasmissione captata male da una radio dimenticata accesa nel cuore della notte. Dell’originale rimane un’impressione emotiva, un retrogusto sentimentale immerso in una nebbia elettronica. “Ventov” si muove invece come un’operazione clandestina: glitch, rumori metallici, tensioni industriali e un senso costante di minaccia sotterranea. “Game of Lies” raccoglie quella stessa atmosfera e la trascina verso territori più malinconici, dove la melodia emerge lentamente, come qualcosa che prova a sopravvivere sotto le macerie. Con “Where” il disco si concede un momento quasi rituale, dominato dalla voce e dalla sua capacità di creare spaesamento. Poi arriva “White Sea”, probabilmente il brano che più esplicitamente dialoga con il Bristol sound: linee dub, lente derive ipnotiche e ricordi che sembrano galleggiare fuori dal tempo.
Il finale, affidato a “La Mazurka di Periferia”, lascia addosso una sensazione disturbante. La dark wave qui diventa scheletro emotivo del pezzo, mentre quel “balla, dai balla con me” assume un tono ambiguo, seducente e spettrale insieme. La chiusura sul mantra “No future” spalanca definitivamente il vuoto dentro cui si muove tutto il progetto.
“Reality” è un disco che lavora in profondità. I Not My Value recuperano frammenti lontani, musicali, culturali, emotivi e li ricompongono dentro una narrazione compatta, coerente, capace di insinuarsi lentamente. Un lavoro sghembo e affascinante, che continua a riaffiorare anche dopo l’ultimo ascolto.
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La recensione Reality | Side B di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-08 07:17:11


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