StainBruciati dal sole2026 - Indie, Post-Rock, Pop rock

Bruciati dal soleprecedenteprecedente

Nel primo disco in italiano della band pugliese, fotografie del passato riemergono per riflettere sul presente cercando di capire cosa voglia dire veramente diventare grandi.

Spingere play e far partire Bruciati dal sole, il nuovo lavoro degli Stain, è come quando, mettendo in ordine gli scatoloni accatastati in garage da tempo immemorabile, capita di ritrovare una vecchia cassetta di legno sigillata. Nonostante sia tutta impolverata e ormai sbiadita, gli occhi riescono a vederla ancora brillante e colorata com’era in origine, perché quella è più di una cassetta divorata dalla polvere del garage: è un viaggio a ritroso nel tempo. Togliere il sigillo ed aprirla, ascoltando una canzone dietro l’altra, equivale a tuffarcisi dentro, recuperando una dietro l’altra tutte quelle foto, con i loro antichi colori, i suoni che furono, e perfino i sapori di quei giorni. Il tempo, si sa, inevitabilmente cambia per sempre la forma e la sostanza dei sorrisi, dei colori, dei suoni e dei sapori che furono, nel bene e nel male. Eppure rivederli lì, ancora così pulsanti di vita in quegli scatti, riporta subito alla mente i ricordi e le scene immortalate facendole rivivere ancora per qualche minuto.

Sette le tracce con cui la band pugliese ci trasporta in questo viaggio attraverso quello che, tra l’altro, è il loro primo disco in lingua madre e che anche nelle sonorità un po’ si leviga e ammorbidisce rispetto alle pubblicazioni del passato, quasi a testimoniare una maturità che mette un attimo da parte gli impulsi irrequieti dell’adolescenza per fare il punto sulla direzione che sta prendendo oggi la vita.

Le melodie si fanno così tiepide e dense d’un etereo afflato indie pop, cedendo alla nostalgia dei tempi che furono, sprigionata dalle pennellate di stampo anni 80, mentre le trame elettroniche che dialogano con le chitarre leggere e solari vogliono piuttosto ricondurre al piacere del presente, cercando di creare un distacco per non sprofondare nel facile sentimentalismo di ciò che non tornerà più. I testi raccontano, infatti, storie di disillusione ma anche lezioni imparate, senza pretendere di riempire i vuoti ma osservando con lucidità ciò che c’era e ciò che c’è adesso, senza troppo giudicare.

Gli arrangiamenti si liberano da tutte le catene seguendo i voli, pindarici e non, dei testi e degli umori dei brani, partendo dall’introduzione delicata di Aria, procedendo con l’incedere in crescendo di Siamo animali, fino a seguire architetture più complesse e pulsanti in Cannella e Cherosene, per poi sprigionare ritmiche ormonali in Aquiloni, condendosi ancora di percussioni ed esplosioni alternative rock in Credevo di aver vinto e tirando, infine, le somme nella title-track che chiude il disco con melodie esotiche e impulsi frementi che accettano la sorte di essere per sempre e definitivamente “bruciati dal sole”.

Alla fine richiudiamo quella vecchia cassetta di legno impolverata con un sorriso appena pronunciato e una mezza lacrima che scende. La mettiamo un po’ più a portata di mano sullo scaffale, pronta a essere riaperta ogni qual volta la frenesia della quotidianità ci farà perdere di vista ciò che eravamo e ciò che ancora sappiamo di poter diventare.

---
La recensione Bruciati dal sole di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-16 18:58:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia