Caramella RaraNon ho capito2026 - Cantautoriale, Pop, Hyperpop

Non ho capitoprecedente

Tra hyperpop sghembo, analfabetismo amoroso e malinconia urbana, un EP d'esordio sorprendentemente maturo.

Non ho capito, il primo EP di Caramella Rara, moniker dietro cui si cela il milanese Andrea Rampoldi, è uno di quei lavori il cui titolo aderisce perfettamente all’esperienza che vuole evocare. L’esordio sulla media distanza dell’artista e autore (stando alla sua bio) di "musica isterica fatta al computer", ruota attorno a cinque brani - quattro originali più una cover di Canzone Del Maggio di Fabrizio De André - che sembrano funzionare su più livelli, rivelandosi gradualmente ascolto dopo ascolto.

Di primo acchito, Non Ho Capito ti investe infatti con la sua anima ipercinetica, chiaramente debitrice di quell'ibrido tra hyperpop ed eurodance à la Pop X, ottenuto accostando casse dritte veloci e sgangherate a synth grezzi, quasi "giocattoleschi". Una combo strumentale a dir poco vitaminica, su cui Rampoldi stratifica un cantato filtrato da autotune e vocoder, ottenendo un suono tremulo e metallico, simile a quello di un righello appoggiato sul bordo del banco e fatto vibrare.

Eppure, una volta giunti al giro di boa del secondo ascolto, si avverte che, nonostante la stessa, genuina immediatezza musicale, questi pezzi nascondano un retrogusto decisamente diverso. Una stravagante malinconia di fondo, capace di affrancarli dalla demenzialità nonsense sfoderata dal progetto messo in piedi da Davide Panizza. Dietro la veste quasi "buffa" dei suoi testi - popolati da "piccoli cerbiatti con gli occhi marroni", "stupidi gattini" e ragazze dai capelli verdi come "l'erba di un prato tagliato" - Caramella Rara affronta, soprattutto nella prima parte dell'EP, un tema molto più profondo di quanto possa sembrare a un primo impatto, ovvero l'incapacità di gestire l’intimità e l’abbandono: dall’infantilizzazione dell’amore, che spesso sfocia in pulsioni possessive e persino violente (Piccolo cerbiatto <3) alla persistenza del ricordo di chi ci lascia, trasformato in una pellicola mentale che continua a proiettarsi anche quando dovrebbe essere ormai terminata (Film :)). Nel mezzo trova invece spazio una hit ad altissimo potenziale come Sei partita :O, in grado di raccontare le difficoltà di restare accanto a qualcuno che continua a fuggire dalle proprie responsabilità, nascondendosi dietro il fascino romantico del "viaggio".

La vera cartina di tornasole dell’EP, quella che porta a pensare "cazzo, questo ragazzo sa scrivere veramente bene", arriva però nella sua parte finale. Se Maggio!!! - rilettura della semiomonima ballata di Fabrizio De André - riesce a rinfrescare tutta l’attualità critica e sociale contenuta nel brano originale del 1973, trasformandola in uno strano ibrido tra l’elettropop minimale di Franco Battiato e una cavalcata EDM dal profumo casalingo, è con Eremity :) che Non ho capito raggiunge la sua vera spannung lirica.

La penultima traccia del disco rappresenta infatti il momento in cui Rampoldi smette definitivamente di nascondersi dietro faccine e animaletti assortiti per colpire in maniera sorprendentemente diretta, con un piglio quasi cantautorale. Attraverso il contrasto tra un uomo "che vive da solo, in cima al monte più alto della Lombardia” e un altro "vestito di nero" che lavora all’ultimo piano di una palazzina nel centro di Milano, Caramella Rara dipinge un ritratto amarissimo della vita urbana contemporanea e, soprattutto, dei ritmi tossici di un capoluogo che prova disperatamente a trasformarsi in una "piccola New York", riuscendo però a interiorizzarne quasi esclusivamente gli aspetti peggiori

Da una parte c’è la figura quasi mitologica dell’eremita che, sopravvissuto a tanti, troppi traumi e avversità, ha deciso di andarsene dalla città per "vivere la vita che piace a lui"; dall’altra un individuo intrappolato in una routine lavorativa logorante, fatta di cravatte nere indossate "come una catena" e appena "cento minuti liberi di ogni giorno" da spendere lavando i piatti e buttando la spazzatura in una casa "che non può neanche pagare". Un conflitto reso ancora più amaro dall’ostinata attitudine del co-protagonista del brano, "troppo orgoglioso" per ammettere che quell’asceta montanaro gli fa un’invidia tremenda.

A conti fatti, Non ho capito è un disco che, per certi versi, ricorda (e non poco) la comicità multistrato sfoderata da Paolo Villaggio nella saga di Fantozzi. Un lavoro che, a un primo approccio, invoglia a ballare e divertirsi ma che, se si ha la pazienza di esplorarlo più nel profondo, è in grado di aprirsi a spunti di riflessione diametralmente opposti alla frivolezza sonora con cui vengono diffusi nelle nostre orecchie. Un sorprendente EP d’esordio, con cui Caramella dimostra di essere sia un potenziale animale da festa che un songwriter dotato di grandissima sensibilità.

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La recensione Non ho capito di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-13 12:36:29

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