BirthhSenza fiato2026 - Cantautoriale

Disco della settimanaSenza fiatoprecedente

Birthh si è riavvicinata a casa cambiando la lingua della sua musica, per guardare negli occhi la sua generazione e cantare senza freni il disorientamento davanti alla vita adulta

Riavvicinarsi a casa dopo anni di grande distanza può essere un atto simbolico. Non è necessario cambiare casa, tornare a vivere dove si è nati, ma creare un codice, in questo caso linguistico. Birthh per avvicinarsi a casa ha iniziato a scrivere le proprie canzoni in italiano. Il suo è un coraggio doppio, in primis perché l'uso della lingua madre implica di non poter mettere troppi filtri. Ma soprattutto perché i suoi primi due dischi - ricordiamo in particolare Born in the woods scritto all'età di 19 anni -, erano due gioielli rari, dannatamente sottovalutati, del nostro pop.

Birthh è rimasta senza fiato, è saltata giù dalla finestra e si è ritrovata finalmente Alice, una persona alla fine dei vent'anni, che sente il bisogno di capirci qualcosa della propria vita. Quando si cambia drasticamente si deve rompere i cocci, e quindi raccogliere i pezzi che bisogna portarsi dietro. Forse è per questo che Senza Fiato, quarto disco di Birthh, è un lavoro disorganico, caotico e stracolmo di urgenze, come la situazione emotiva che cerca di raccontare.

Raccogliendo i cocci rotti ecco che ci si imbatte in pezzi dalle forme e dagli stili diversi, appartenenti quasi a sfere incomunicabili. Senza Fiato potrebbe sembrare il nuovo debut album di Alice Bisi, perché è una raccolta di brani che si scontrano tra di loro, fanno a botte e si rappacificano all'improvviso con grande foga, e grande tenerezza. Birthh è arrivata a raccontare la fatica di una generazione che ha una grande percezione del pericolo, e per questo vive nel sospetto di farsi inghiottire dall'orrore del mondo, e del dolore che è presente dappertutto.

I pezzi iniziano a staccarsi dalla seconda traccia, Little Rat, il più bello e a fuoco dei tre singoli che hanno anticipatoSenza Fiato. Il senso di disorientamento e allo stesso tempo di libertà aleggia in questo condensato di urban pop dalla scrittura veloce, dai versi che tagliano senza che vengano cantati con eccessivo peso. A partire da qui il disco si sviluppa come un continuo scontro tra la voglia di fuga e il senso di prigionia, tra la coscienza che si possa tornare a vivere in modo sano, e il sentirsi una macchia di sporco in un tessuto urbano. 

E da questa continua tensione del racconto nasce probabilmente il calderone creativo che ha portato Birthh a grandi variazioni senza sperimentalismo, a cambi di registro repentini all'interno di generi molto ben leggibili, da un pubblico italiano contemporaneo. Si tocca l'hip-hop in Total Black, le ballad acustiche ci riportano a vecchi pezzi che abbiamo amato alla follia, e poi arrivano dei salti di spensieratezza ritmica, elettronici e chiarissimi, che completano il giro di giostra.

Anche noi dobbiamo ricominciare a conoscere Birthh, ad orientarci nel suo cambio linguistico, asentirci spiazzati dalla sua sincerità nell'autofiction, arma a doppio taglio maneggiata con grande abilità. Per questo forse Senza Fiato è il suo disco meno sorprendente, ma il più coraggioso, perché dopo il debutto folgorante, il consolidamento del dream pop da cameretta, ecco una messa a nudo sfacciata, un passo nuovo e inaspettato. Birthh non vuole più vivere per finta, ammissione tremenda e commovente, e lo canta in un epilogo che è anche il momento più bello del disco, con un arrangiamento orchestrale molto sobrio, da titoli di coda anni '60. Se questa vita toglie il fiato, quello che rimane vale la pena di usarlo per cantare.

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La recensione Senza fiato di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-24 01:41:00

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