Piccoli dettagli quotidiani e un pop che cerca nuove sfumature.
Primi piani di piccole, adorabili imperfezioni della pelle, che non tolgono bellezza ma la rendono riconoscibile e istantanee scattate di fretta, nel tentativo di fissare su pellicola la spontaneità della vita di tutti i giorni. Sono queste le immagini con cui Stefano Rossi ha deciso di riempire l'album fotografico contenuto nel suo ultimo brano, Il colore dell'alba.
A una manciata di mesi da Tra una sigaretta e una tequila, il suo singolo d'esordio, il cantautore trentino torna con un pezzo che si muove per tre minuti abbondanti tra dolci arpeggi di chitarra acustica adagiati su un tappeto ritmico di basso e batteria dal sapore quasi bandistico. Un andamento pulsante e allo stesso tempo melodico, ammorbidito da interventi di synth che fanno capolino nell'ultima parte del pezzo.
Pur continuando a orbitare attorno ai rassicuranti paesaggi del pop nazionalpopolare, Il colore dell'alba prende parzialmente le distanze dal suo predecessore grazie a un impasto sonoro meno sintetico e più ruvido, in cui affiorano, a tratti, slanci festosi e agresti, vicini all’indie rock fanfaristico degli Arcade Fire.
Una strumentale dal gusto morbido e acustico, affiancata dalla voce (come sempre) pacata di Stefano Rossi, alle prese con una scrittura costruita ancora una volta attorno a un inventario di piccole cose. Dettagli apparentemente insignificanti, che finiscono per diventare gli unici appigli quando ci si accorge che il presente sta già scivolando verso il ricordo.
Le lentiggini coperte da fard in realtà sono stelle che hai dipinto sul viso
E quella voglia sulla spalla destra mi ricorda il colore dell’alba
Canta Stefano Rossi nelle ultime battute del suo nuovo singolo. Se sul piano della scrittura, Il colore dell’alba continua a muoversi in un territorio ormai riconoscibile, è soprattutto sul versante musicale che questa traccia lascia intravedere un primo passo in avanti.
Senza rinnegare il linguaggio indie pop che aveva caratterizzato il debutto, il cantante trentino prova infatti ad allargare i propri confini sonori con qualche piccola intuizione capace di spezzare la sensazione di déjà-vu. Di certo non una rivoluzione, ma un segnale comunque positivo, anche in vista di un disco che, si spera, possa essere meno accomodante e più personale.
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La recensione Il colore dell'alba di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-14 17:43:40

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