La nostalgia dell'indie-pop è la sensazione dominante nei sette brani che compongono il disco d'esordio del cantautore trentino Stefano Rossi
Il cantautore trentino Stefano Rossi ha una caratteristica particolarmente encomiabile: ossia il fatto che, perlopiù, a parlare siano le sue canzoni, senza aggiungere lunghi trattati didascalici che ne accompagnino l'uscita. Quando è arrivato Faticosissimi 20, il suo primo album, sette brani, sui suoi canali social è stato abbastanza sbrigativo, invitando ad andare ad ascoltare i pezzi, più che a leggerne l'esegesi. E anche di comunicati stampa, non c'è l'ombra. Meno male, che almeno rimane energia e curiosità per l'ascolto del disco.
Stefano Rossi viene da Trento, suona il sax e insegna a scuola: nel mentre, ha scritto e rilasciato sette canzoni, che sono entrate a far parte del suo disco d'esordio. Un disco le cui radici indie-pop sono evidenti: nella costruzione dei pezzi, con le strofe melodiche, ma soprattutto nei temi trattati e nelle immagini utilizzate, che attingono in modo esplicito a quell'universo. Ci sono i riferimenti didascalici, come nella traccia d'apertura Il colore dell'alba, che narra di una ragazza che pubblica le canzoni come storie, e lui rimane a impararle a memoria nel sogno di sentirla vicina. C'è la cultura pop in Lana Del Rey, nella descrizione di una donna che ascolta Albachiara sotto la doccia e corre con De André nelle cuffie. O ancora, nel primo singolo rilasciato Tra una sigaretta e una tequila c'è il racconto di una serata passata a svegliare di continuo la coinquilina, e delle prese in giro perché l'artista ascolta musica da vecchi.
Fino ad arrivare a Se sopravvivo, la traccia conclusiva, che è un po' la sintesi hegeliana del disco, raccogliendo il disagio esistenziale e l'introspezione cantata nei pezzi precedenti.
Il lato positivo, è che le situazioni cantate sono all'ordine del giorno per i millennial, che non faranno fatica ad empatizzare coi brani. Di contro, tuttavia, la percezione nel disco, talvolta, è che manchi il guizzo dell'originalità. Sia nella costruzione melodica dei pezzi (eccezioe fatta per la traccia di apertura, Il colore dell'alba, con dei gradevoli e delicati arpeggi di chitarra), che nella scelta delle immagini da raccontare (meravigliarsi di riuscire ad azzeccare un parcheggio a S, da Olivia Rodrigo in avanti, è diventato un cliché della musica indie-pop, per esempio).
Ma siamo solo all'inizio. In questo primo disco, era importante capire che cosa si volesse raccontare: per trovare la maniera più adatta e personale, c'è tempo.
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La recensione Faticosissimi 20 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-27 18:00:00

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