03/09/2007

Una copertina semplice: un pianoforte con le sue corde, i tasti bianchi e i tasti neri. È lui il protagonista di questo viaggio solitario. Ed è Fabio Mancini che ne plasma la forma. Tastierista della band progressive The watch, questa è solo la sua ultima attività. In realtà lui è pianista, compositore, insegnante e concertista. Persona alquanto eclettica, non c’è dubbio.

Carne al fuoco ce n’è, ora vediamo com’è il piatto portato in tavola. Ha un sapore jazz con un retrogusto che diventa quasi new age. Con quel pizzico di sale e pepe dato da una sensibilità pop che vuole trovare innesto in un impianto classico.

Musica da film alla Vangelis: per ogni pezzo potrebbe esserci un’immagine. “Close at home”: la malinconia e la tensione, il correre per strada e il ritorno a casa.

È quasi scontato, ma lo stile ricorda il primo Allevi, quello che non ha niente a che fare con la musica da pubblicità per capirci. Già immaginiamo la velocità delle dita sui tasti in “Rainy night” e tutta la platea che rimane assuefatta all’ascolto. O l’apertura che diventa refrain e infine chiusura di “Traffic”. La pura improvvisazione che pervade, nota per nota, quei locali per solo jazz.

Non è cibo per tutti, ci vuole un poco il palato abituato ai gusti raffinati e studiati. Qui c’è molta tecnica e virtuosismo, il voler far sapere di saper fare. Ma anche la sostanza non è da sottovalutare. È il primo lavoro di composizioni originali per solo piano. A breve il secondo, già in registrazione. Da tenere d’occhio.

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