Folk psichedelico di ieri contro i falsi profeti di oggi.
Uno dei cambiamenti più silenziosi, ma non per questo meno subdoli, a cui il nostro presente sta andando incontro è quello che riguarda la figura dell'intellettuale. Sempre più spesso i nuovi analisti della realtà - dalle cui labbra pendono spesso migliaia di persone - guardano infatti la vita e il dibattito pubblico isolati nella loro "torre d'avorio", rinunciando al contatto diretto con le esperienze che pretendono di raccontare.
Lo sa bene Dasp, al secolo Domenico Paolopoli, che in L'Uomo Poltrona, il suo ultimo singolo, punta il dito contro quella schiera di tuttologi che, specialmente con l'avvento dei social media, sono diventati un posticcio ago della bilancia di gusti, opinioni e tendenze di quella "vita sociale" da cui decidono paradossalmente di restare a debita distanza, confinandosi in un angusto recinto che oggi coincide con il perimetro luminoso di uno schermo, sia esso un di PC o di uno smartphone.
C'è una figura che si distingue nella nostra società
Nato nella generazione delle teorie e poca pratica
La sua identità è molto spessa e raffinata
Si presenta in ogni situazione con una capacità remota
Canta Dasp nelle prime battute del suo ultimo brano. Un vero e proprio j'accuse scagliato contro quegli esperti di tutto, che giudicano e commentano tutto senza sapere realmente nulla, che il musicista calabrese stende su una strumentale costruita attorno a un efficace gioco di contrasti. Da una parte la nudità quasi folk delle strofe, sorrette da un arpeggio di chitarra dal timbro ampio e materico, in cui quasi si percepisce il legno dello strumento. Dall'altra parte ritornelli decisamente più vivaci, che Dasp decide di allargare verso territori affini a un pop psichedelico d'annata grazie a cori in falsetto e a un fraseggio ostinato di farfisa capaci di evocare le lisergiche atmosfere degli anni '60.
Ed è proprio qui che L’Uomo Poltrona trova forse la sua intuizione migliore. Nel pezzo, Paolopoli sceglie infatti di affidare una riflessione profondamente contemporanea a una tavolozza sonora che guarda senza timore al passato, creando una tensione continua tra l’ossessione moderna per il commento permanente, per l’opinione elevata a professione e un immaginario musicale che affonda le radici in anni in cui l’esperienza diretta, la controcultura e la partecipazione erano ancora valori da inseguire
Se davvero, come canta Dasp, "l’incontro con l’uomo poltrona è la nuova meta dell’intellettualità", allora la risposta non sembra arrivare dall’ennesima analisi del presente, ma da un temporaneo cambio di prospettiva. Guardare indietro, almeno per una canzone, ci ricorda che nessuna idea può sostituire l’esperienza e che, forse, per immaginare un futuro meno deludente bisogna avere il coraggio di recuperare qualcosa che abbiamo lasciato nel passato.
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La recensione L' Uomo Poltrona di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-01 22:44:50

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