La consapevolezza delle proprie ferite e la ricerca di un modo per anestetizzarle, tra sonorità punk-garage e inaspettati riverberi
"Distilla nel sole il mio dolore": la consapevolezza delle proprie ferite, che brillano come se fossero gioielli, e la ricerca di un tentativo per anestetizzarle è il cardine di questo brano tratto da Luce, album d'esordio della band punk napoletana Ortensia.
La storia degli Ortensia è particolare: la band si formò nel 2007, e già nel 2010 iniziò a comporre i brani del disco e a concepirne il concetto generale. Tra frammenti, rotture, riparazioni e nuovi tentativi, ci sono voluti ben quindici anni, affinché l'album potesse vedere la luce. Senza diventare, in questo lasso di tempo, antico o fuori contesto. Sono i brani stessi, che si sono evoluti con la band, mutando.
La voce di Francesco Serao, anche chitarrista e compositore, è in questo brano riconoscibile e rock. Condisce le parole con la giusta dose di pathos, segue il crescendo degli strumenti. "Dissolvi il buio", urla nel ritornello, una laica preghiera intorno a cui ruota il brano, fino al riverbero dello special che accompagna nell'ultimo inciso, l'ultimo grido di dolore.
La scena punk-garage, in Italia, è da sempre una nicchia: per entrarci, è necessario riuscire a fidelizzare una parte di quel pubblico che è alla ricerca di nuove band da andare a sentire, per pogare sotto il palco. La sfida degli Ortensia, ora che il disco è uscito e che è partito il tour, parte da qua.
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La recensione Argento di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-21 19:22:00

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