Tra Conrad e Ivreatronic, un rave nella giungla dove la paura lascia spazio all’estasi.
È una sessione di trekking sotto allucinogeni, tra la lussureggiante vegetazione di una foresta oscura e misteriosa, l'immagine che Büo, al secolo Alberto Stuto, prova a farci affiorare davanti agli occhi con Oscuridad, il suo ultimo singolo.
Pubblicato da Ritu Records su distribuzione Proton, il nuovo pezzo dell'artista siciliano - trapiantato ormai da qualche anno a Torino - si materializza nei nostri padiglioni auricolari come una sorta di traduzione elettronica del romanzo Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Un po' come il marinaio Charles Marlow che, a bordo della Nellie, risale il fiume Congo viaggiando "indietro nel tempo sino ai più lontani albori del mondo", Stuto si addentra in un'intricata selva sonora in cui i lisergici vocalizzi di Vella amplificano le suggestioni etnico-psichedeliche di Mondocane.
Solo che, laddove Marlow si addentra nel buio più profondo per raggiungere Kurtz, Büo sembra avere un obiettivo completamente diverso. Tra synth analogici distorti, bassi profondi e beat digitali che si intrecciano a pattern ritmici dal marcato retrogusto africano, Oscuridad si lancia infatti alla ricerca di quella dimensione ancestrale che prende forma quando corpi sudati si abbandonano all’ipnosi collettiva di una dancefloor. Unflusso di elettronica ibrida, sospeso tra downtempo, trip hop e pulsioni tribal-rave in grado di flirtare con le atmosfere di Ivreatronic ed Enea Pascal.
Ed è proprio qui che il musicista siciliano prende una direzione opposta e contraria rispetto al viaggio di Marlow. Se il protagonista di Cuore di tenebra attraversa l’oscurità con il timore di precipitare nella follia, Stuto sceglie invece di consegnarsi a essa. Non la rifugge, non prova a dominarla: la accoglie in un groove sempre più denso, capace di trascinare chi lo ascolta dentro una foresta da ballo primordiale in cui gli essenziali brandelli di strofe languidamente sussurrati da Vella - "No tengo miedo a la oscuridad" - fissano il manifesto del brano.
Nell’arco dei suoi cinque minuti, Oscuridad riesce a mescolare l’estetica della club culture contemporanea con un immaginario che sembra riaffiorare da un tempo remoto. Il risultato? Un rito elettronico in cui modernità e istinti primordiali convivono senza attriti, restituendo alla danza la sua dimensione più edonistica e, insieme, più sacrale: quella di un gesto collettivo capace, ancora oggi, di farsi veicolo di una trascendenza antica quanto il genere umano
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La recensione Oscuridad - Büo, Vella, Mondocane di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-29 12:17:06

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