Un piccolo manifesto di imperfezione pop tra melodie storte, atmosfera lo-fi e immagini surreali.
Ci sono canzoni che funzionano per precisione e altre che si salvano grazie alle sbavature. "Penelope Cruz" di Francesco Agrelli appartiene con orgoglio alla seconda categoria. È una piccola cartolina sgualcita, scritta con una grafia imperfetta e proprio per questo difficile da ignorare.
Agrelli si muove dentro un cantautorato pop sghembo, leggermente fuori asse, dove la voce sembra rincorrere le parole più che dominarle. Qualche stonatura affiora senza chiedere permesso, mentre il suono conserva quella patina lo-fi che restituisce al brano un carattere spontaneo, quasi domestico. C'è qualcosa di ostinatamente punk in questa scelta di non lucidare troppo gli spigoli, di lasciare che il pezzo respiri con i suoi difetti.
"Penelope Cruz" procede come una conversazione tra amici seduti su un marciapiede a tarda sera. Le immagini arrivano all'improvviso, spesso imprevedibili, a volte assurde. Quando Agrelli si domanda se un giorno saremo sereni oppure se, come i Balcani, resteremo incasinati e inquieti, il sorriso scatta automatico. È una similitudine improbabile, persino sgangherata, eppure resta in testa proprio perché nessuno se l'aspetta.
Il fascino del brano vive soprattutto lì, nella capacità di trasformare l'ordinario in qualcosa di curioso. Più che cercare la profondità a tutti i costi, Agrelli preferisce inseguire una leggerezza intelligente, fatta di dettagli eccentrici e osservazioni laterali. "Penelope Cruz" non pretende di cambiare la vita di chi ascolta. Si accontenta di lasciarsi ascoltare per tre minuti con una personalità riconoscibile, qualità sempre più rara in un panorama spesso troppo preoccupato di apparire perfetto.
---
La recensione Penélope Cruz di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-02 08:59:39

COMMENTI