Pop rock solido e luminoso, che forse avrebbe potuto rischiare un po' di più.
PerMondi, il suo primo album in studio, Anfibio- al secolo Guido Fiorenza - ha deciso di "pescare da un mazzo di carte" composto nel corso di quasi trent'anni di carriera. Tre decadi passate senza sosta tra band, gruppi tributo e busking in giro per le strade di mezza Italia, che hanno guidato e influenzato il cantante napoletano d'origine (e siciliano d'adozione) nella scelta delle nove tracce di questo suo esordio sulla lunga distanza.
Un bagaglio esperienziale basato su una sacrosanta gavetta, riversato da Fiorenza in mezz'ora abbondante di ascolto che, al netto di interessanti commistioni tra progressioni di accordi in stile britpop e ritmi punkeggianti "tu-pa-tu-pa" di Controvento, delle atmosfere siculo-arabesche di Trinacria e di quelle più blues rock di Salva il tuo tempo, guarda spudoratamente al pop rock nazionalpopolare proposto ormai da tanti (forse troppi) anni da artisti come Ligabue, Litfiba e Negrita.
Tra strumming di chitarre acustiche ed elettriche "addomesticate", che poggiano comodamente le chiappe su groove di basso e batteria essenziali, compatti e al servizio della canzone, Anfibio innesta strofe e ritornelli abbastanza aperti e sfumati da permettere a chiunque di immedesimarsi. Versi che mettono al centro una costante voglia di partire, sulla scia di quella ricerca di libertà (Clandestino e Prossima Destinazione) che conduce alla scoperta della propria essenza più autentica (Nuove Onde), trasformando inquietudini ed errori in energia vitale (Madrenalina e Non Perderti).
Nonostante un'ottima resa sonora garantita dal pregevole lavoro di Claudio e Flavio Zampa in studio e vibes positive (che, di questi tempi, male non fanno), Mondisembra restare dentro una comfort zone dalla quale esce solo a tratti. Tolto infatti il tris compostoda Controvento, Trinacria e Salva il tuo tempo, il resto dell’album si affida a soluzioni musicali abbastanza collaudate.
Un'occasione un po' sprecata anche sul piano dei testi, che raramente affondano davvero nel ricco bagaglio umano e artistico accumulato da Fiorenza in quasi trent’anni di musica vissuta. Viene naturale immaginare quanto avrebbe potuto aggiungere uno storytelling più personale, capace di trasformare esperienze, incontri e chilometri macinati in racconti meno indefiniti e più riconoscibili.
A conti fatti, Mondi è un disco che guarda a un target molto preciso. Chi dal 2005 non si perde un’edizione di Campovolo, difficilmente resterà deluso, trovando melodie familiari, ritornelli immediati e un pop rock sincero, costruito con mestiere. Per tutti gli altri, il consiglio è di guardare altrove.
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La recensione Mondi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-06 15:39:08

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