La cantautrice romagnola sceglie la dolcezza per raccontare il nostro presente, con un sound curatissimo fatto di sussurri ed eleganti arrangiamenti acustici
A volte basta un aggettivo per restituire a dovere l'identità di un'artista. Nel caso di Arianna Pasini l'aggettivo in questione è particolarmente bello: gentile. E non è un caso, o forse sì, che si trovi come elemento centrale del suo nuovo disco Danza gentile sull'orlo di una tempesta. Ruota tutto attorno a quella parola, che ribalta l'idea di reazione istintiva al suono evocata dalla "danza" e che suona ancora più ossimorica rispetto allo scenario presentato. Ma non può che essere così.
A dimostrarlo basta un play. Sin dalle prime battute dell'Intro, con una timida chitarra acustica che prende coraggio grazie al sostegno dei pigri accordi di pianoforte, Arianna riesce a catturare l'attenzione proprio con la dolcezza con cui si presenta a chi ascolta. "Ferma, respira" sono le prime parole che le sentiamo pronunciare, un mantra delicato per rallentare il battito, uscire dai ritmi frenetici a cui ci costringe la vita - la tempesta del titolo è proprio il nostro malato presente, ma ci arriviamo - ed entrare davvero dentro l'ascolto del disco.
Il suono di Arianna Pasini è fatto di sottrazione, è essenzialità che non rinuncia all'eleganza, anzi. Come il violino che accarezza la melodia di Buio, brano che fa dello smarrimento un'intima confessione: "Mi sono persa in una piazza piena e nel deserto dietro casa", canta Arianna con un sussurro. Non c'è mai disperazione, le emozioni non sono urlate, tutto avviene non tanto come se fosse un segreto tra lei e noi, ma come per una naturale timidezza che diventa il vero valore aggiunto del disco. Un po' sulla scia dei dischi solisti di Adrianne Lenker, del recente Train on the Island di Aldous Harding, o dei brani più raccolti di O di Damien Rice, per andare a pescare un piccolo capolavoro di qualche tempo fa.
C'è anche una sottile metafora politica, per chi la vuole cogliere, in Danza gentile sull'orlo della tempesta. Anche qua, senza mai farne slogan o manifesto, Arianna sa come parlare direttamente al cuore e a fotografare una realtà mangiata dall'inquinamento e dal riscaldamento globale, dalle disparità sociali, dall'equilibrio precario che ammanta il nostro quotidiano. E tutto questo viene evocato nell'immagine delle api, che appaiono spesso nel disco - danno il titolo anche ai brani Come api e Alveare - e che sono tanto un simbolo di questi anni di crisi ambientali, tanto uno specchio dell'umanità, troppo indaffarata per riuscire a liberarsi dalle stringenti logiche in cui si trova imbrigliata.
E quindi, che fare, come diceva qualcuno? La luce la accende l'organo della Coda finale, in un morbido scenario che evoca la dimensione senza tempo di Andrea Laszlo De Simone: "Ricominciare" è la parola che chiude il brano, scivolando verso la fine del disco, nel caso della versione in streaming del disco, o nella traccia nascosta Danza gentile, presente solo sul vinile del disco, a seconda di come lo stiate ascoltando (inutile dire quale consigliamo tra le due). E allora va bene: ricominciamo.
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La recensione Danza gentile sull'orlo di una tempesta di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-05 00:00:00

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