Una ballata in 3/4 tra il lo-fi e il blues apre la seconda epoca musicale di grapsia, con delicatezza e originalità
Riccardo Gaspari, per la sua vita artistica, ha scelto l'anagramma del suo cognome: e così, è nato grapsia. Viene da Roma, ha esordito due anni fa con un EP, TESTACODA, ed è uno che rifugge dalle parole superflue. Non si trovano biografie sui canali che gestisce direttamente, al di fuori di basiche informazioni anagrafiche e geografiche. E anche per annunciare il nuovo singolo, d'inverno le viole, ha deciso di lasciare che a parlare fosse la musica, senza presentazioni. Una dote apprezzabile, in un universo in cui più di ogni tanto pare che le canzoni debbano essere accompagnate da un saggio.
d'inverno le viole è una ballata in 3/4, che spazia tra il lo-fi e il blues. La voce dell'artista è calda e piena, e si adagia su una produzione ritmica e delicata, stando molto bene al gioco. Il testo è semplice, corto ma non banale. "Troppe porte aperte chiuse in faccia, per questo io le chiudo prima che qualcuno lo faccia" è l'incipit, che nel suo essere essenziale agisce come una dichiarazione d'intenti per tutto il brano. Si parla di rimpianti, occasioni perdute al limite dell'autosabotaggio. Come quando incontri la ragazza che ami in aeroporto a dicembre, ma non riesci a dire nulla, rimani immobile.
Tra la moltitudine delle uscite musicali, questo brano si differenzia per l'originalità compositiva (i 3/4 a scalfire il quasi-monopolio della cassa dritta e del 4/4) e per la cura nella produzione, retrò ed elegante senza cadere in stereotipi d'epoca o artifici. La seconda vita musicale di grapsia, chiuso il ciclo del primo EP, sembra promettere molto bene. Quantomeno, ha attirato una discreta curiosità, e non può che essere un pregio.
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La recensione d'inverno le viole di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-12 18:48:00

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