Ispirato da un romanzo di Paul Auster, il cantautore torinese dà vita a un disco fatto di una e mille esistenze insieme, con tutta la sua vulnerabilità a brillare tra cantautorato, dream pop e indie rock
Consiglio spassionato: non fatevi tentare dal titolo di questo disco andando a cercare come suona 'sta benedetta frequenza a 4321 Hz, vi verrà un mal di testa devastante dopo appena 10 secondi. Difficile dire se il cantautore torinese Marco Fracasia l'avesse tenuto in conto, al momento di scegliere come chiamare il suo primo disco, terzo se contiamo gli ep Adesso torni a casa e Adelaide. Più no che sì, a occhio: è più che altro un omaggio a un romanzo che deve averlo folgorato, 4321 di Paul Auster, dove viene raccontata una vita attraverso ramificata in quattro linee temporali diverse, ciascuna causata dall'avverarsi o no di un singolo episodio. Non si capisce? Non importa. Andiamo avanti.
Ad aprire il disco c'è Perso, che sembra il figlio di una relazione proibita tra Aeroplani di Generic Animal e Transatlanticism dei Death Cab for Cutie: qui, da una leggera nube di synth, emerge la voce di Marco lamentosa, quasi melodrammatica, che è un po' una delle caratteristiche con cui l'abbiamo iniziato a conoscere sin dai suoi primissimi singoli. Qua però, soprattutto assieme al contrasto con lo scenario un po' onirico della immediatamente successiva Saltatempo - Stefano Benni meets The Flaming Lips meets il Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie -, c'è una stratificazione maggiore nell'arrangiamento, con tantissimi elementi - percussioni archi fiati voci chitarre campane orologi synth synth e ancora synth - a riempire gli spazi messi a disposizione dalle canzoni.
Nel procedere con la tracklist, ecco che il panorama varia, a seguire proprio i turbamenti, gli scossoni, le gioie e gli imprevisti di una vita - devastante, come da titolo di uno dei brani in scaletta - che poi sono tantissime, dove la maggior parte degli avvenimenti sfugge totalmente al nostro controllo. Forse è anche per questo che il disco è stato presentato inizialmente, prima della sua uscita ufficiale, in ascolto come flusso continuo su questo sito web: a seconda di quando ci si connetta ti puoi trovare in mezzo agli impulsi strokesiani di Essere come te, sulla soglia dell'abisso etereo di È la fine di tutto, preso nello scontro tra organo e chitarre distortissime di Qui. La scelta sta tutta nelle tue mani. E non è mai davvero sbagliata.
4321 Hz è un disco esistenzialista, nel senso che è fatto di esistenza: la ricerca tanto in un canto che sa alzarsi con delicatezza e mostrare una vulnerabilità tutta umana, ma anche ci si aggrappa nel suo ondeggiare tra generi che vanno dal cantautorato a un'elettronica iper-emotiva, dal dream pop all'indie rock, nell'integrarci dentro rumori - quanto di più umano possibile - e nel chiedersi costantemente quante infinite possibilità si aprono davanti ai nostri occhi ogni secondo della nostra esistenza. Questo fino a che, nella coda del disco, compare lei, proprio quella frequenza altissima e tremenda evocata nel nome. Nessun mal di testa, però. Solo il riverbero di un ottimo esordio, e poi il silenzio.
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La recensione 4321 Hz di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-12 00:00:00

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