Il post-punk come antidoto alla noia della provincia e al sovraccarico della grande città.
Mind Overload, l'esordio degli Slow Migaloo, è uno di quei dischi capaci di catturare e piazzarti sotto il naso tutto l'odore della provincia in cui sono stati concepiti. Una terra di mezzo lontana dai grandi centri abitati, fatta di giornate sempre uguali tra loro, prospettive che scarseggiano e, soprattutto per chi decide di fare musica, scantinati e garage trasformati alla meno peggio in sale prove, tra polvere, cianfrusaglie, amplificatori e tanti buoni motivi per andarsene.
Prodotta dalla trentina Wires Records su distribuzione Artist First, la prima prova sulla lunga distanza del gruppo nato e cresciuto tra le colline dell'astigiano è animata da una tensione costante tra fisicità e rarefazione sonora. Un gioco di contrasti retto da una sezione ritmica essenziale, con basso e batteria che escono dal mix asciutti come sterpaglie arse dal sole di luglio, spianando la strada a soffuse stratificazioni di synth e riff di chitarra capaci all'occorrenza di rimbalzare tra quella dimensione eterea e materica in cui il disco muove i propri passi.
Il risultato è un'enneade di tracce che, in meno di mezz'ora, si destreggia per buona parte tra le varie incarnazioni del post-punk: da quello più freddo e ipnotico in stile Joy Division (When The Sun Set e Are You Hippa?) a quello più nebuloso e dilatato dei Cure di Disintegration (You Don't Know e As Lone As You Are). Un solido recinto che in un paio di occasioni gli Slow Migaloo decidono di scavalcare, avventurandosi nelle sospensioni dream pop à la The xx (Dark Waves) e nelle pulsazioni digitali sfoderate dal rock elettronicodei Planet Funk (Orango Town).
Un piccolo catalogo musicale che, nonostante una certa eterogeneità di fondo, garantisce a Mind Overload una notevole compattezza sonora, capace di riflettersi in un corpus di testi altrettanto coerente. Strofe e ritornelli che Mattia Perosino, frontman del gruppo, intona con voce malinconica e a tratti quasi distaccata, mettendo al centro pensieri e suggestioni di chi è costretto a muoversi dentro un presente sempre più frenetico (Forgotten Dreams), dove la solitudine non è necessariamente un male da curare (As Lone As You Are), ma può trasformarsi in un antidoto al sovraccarico di stimoli a cui la nostra mente è sottoposta ogni giorno (Mind Overload).
Con questo primo disco, gli Slow Migaloo sembrano riversare quel contrasto di sentimenti che anima la loro essenza: quello di una band sospesa tra la voglia di emergere (o forse di scappare) dal piattume provinciale in cui è nata e i timori verso la fretta, lo stress e lo spietato individualismo che permeano quelle "grandi città" osservate da lontano con un misto di fascino e repulsione. Un disco maledettamente immerso nel presente e capace, nei suoi trenta minuti scarsi, di dare una forma sonora allo struggle interiore vissuto da tantissimi ragazzi e ragazze, divisi tra il desiderio di farcela e la nostalgia di casa.
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La recensione Mind Overload di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-08-05 17:40:39

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