NoiréStrati di Noi2026 - Soul, R&B, Pop rock

Strati di Noiprecedente

Tre voci e anime diverse (ma affini) alle prese con un pop “alla vecchia maniera”, in bilico tra Italia e mondo anglofono.

Strati di Noi è il titolo del primo disco delle Noiré, band composta da Alice Valenti, Ludovica "Lulù" Paolone e Michelle Halili: tre amiche conosciutesi tra i banchi e le aule del NAM di Milano grazie alla passione comune "per la musica soul, la cucina e la moda".

Prodotto da Cockpit Records e distribuito da The Orchard, l’esordio sulla lunga distanza del progetto lombardo si srotola in nove tracce avvinghiate saldamente a sonorità easy listeningma tutt'altro che immobili, sempre pronte a cambiare la propria inflessione senza perdere la vocazione alla leggerezza. Si parte dal pop rock energico à la Sheryl Crow di Real Gone (Be Loud) per arrivare a un soul-R&B "italianizzato" che Giorgia avrebbe potuto fare suo (Polvere di sabbia), passando per unghiate blues rock danzerecce dal pedigree zuccheriano (Desire) e le melodie rilassate e aperte di un soft rock squisitamente nazionalpopolare (La Luce dell'alba).

Questo pool di sonorità, in bilico tra il Belpaese e il mondo anglofono, viene ulteriormente rafforzato da strofe e ritornelli che rimbalzano tra l’italiano e un inglese a tratti decisamente credibile (The Breeze e Temptation), in altri un po’ meno (The Corner). Un bilinguismo che diventa terreno di gioco per gli incastri vocali delle Noiré, dove ciascuna delle tre, a turno, si mette al centro della scena dettando il ritmo del brano, mentre le altre due le fanno da spalla tra cori e controcanti.

Il tutto condito da versi che, tra la voglia di mollare tutto e scegliere finalmente la propria strada (The Corner), attrazioni tossiche capaci di tenere sempre sulla corda (Temptation) e il bisogno di chiudere con il passato per poter ricominciare da sé (Waste My Time), sfoderano parole abbastanza "di larghe intese" da far immedesimare chiunque, rimarcando quell'accessibilità di ascolto che sembra essere il vero fil rouge di quest'album.

Al netto di un paio di episodi in cui l’impasto vocale del trio viene un po’ azzoppato da una produzione non sempre del tutto a fuoco – The Corner e La Luce dell’alba avrebbero meritato un pizzico di riverbero e qualche layering in più – Strati di Noi resta comunque un disco che si lascia ascoltare volentieri. Merito, innanzitutto, di un’idea di pop "alla vecchia maniera", dove a prendersi la scena è ancora una dimensione analogica e "suonata", lontana dall’iperdigitalizzazione sintetica che compare sempre più spesso nel mainstream contemporaneo.

Un’attitudine che finisce per valorizzare la natura stessa delle Noiré. Quella di tre amiche e voci diverse tra loro che, alternandosi e sostenendosi a vicenda, imparano a stare insieme senza necessariamente smettere di essere sé stesse. 

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La recensione Strati di Noi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-21 18:03:14

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