Tra ironia, malinconia e scrittura sensibile, il cantautore racconta il disagio dei late millennial trasformando esperienze intime in emozioni condivise
A Pablo America è successa una cosa bellissima: è rimasto chiuso fuori dal suo account Instagram. Il che di questi tempi è una benedizione, soprattutto quando la voragine dello scrolling diventa un buco nero da cui è impossibile uscire. La soluzione è drastica, certo, però inevitabile. Così come appare drastico e inevitabile che in un sistema violento e profondamente distorto come quello americano arrivi un ragazzo a sparare per strada al CEO di una grande azienda che si occupa di assicurazioni sanitarie (e se avete idea di come funzionino le cose in questo campo dall'altro lato dell'oceano, ci teniamo ben stretti la cara vecchia Europa).
Poi certo, la violenza non è la risposta e Luigi Mangione, ossia la persona attualmente in carcere per questo specifico caso di cronaca, è innocente fino a prova contraria. Intanto, però, ha fatto in tempo a diventare un simbolo. Chi lo identifica come un liberatore, quello che col suo gesto estremo mette in luce il più grande dei cortocircuiti dell'ipercapitalismo, ossia mettere in dubbio la salute come diritto fondamentale. Chi come un pazzo criminale, uno squilibrato (forse temendo la stessa sorte della sua vittima?). In questi tempi di polarizzazioni è facile cadere sull'uno o sull'altro polo, quanto più probabilmente c'è una scala di grigi in mezzo da analizzare a dovere.
Intanto però, questo simbolo già completamente digerito dal nostro metabolismo di informazione e risputato fuori sottoforma di meme - è stato pure protagonista di una gag abbastanza clamorosa resa possibile dagli amici di Tintoria - lo hanno reso qualcosa che va oltre la persona e finisce nel feticcio. E a cui vanno queste Canzoni d'amore per Luigi Mangione, titolo che a sua volta è un po' meme e un po' un'immagine parecchio efficace di quella che è la nostra vita più dentro che fuori rispetto all'algoritmo.
Ci siamo concentrati fin troppo sulla seconda parte del titolo, fin qui. Ben più centrale, all'ascolto, è invece la prima metà. Canzoni d'amore dove quell'ironia nera che si poteva intuire prima di mettere play lascia più spazio a un dolore esistenziale proprio dei late millennial. Prendiamo Gli inutili, singolo che anticipava l'uscita del disco: quel "Non saremo mai quello che nostro padre voleva" che infesta il ritornello non è una rivendicazione ribelle, non è manco una ruffianata - o meglio, lo è il giusto, con tanto di archi a darne un tocco solenne - che punta alla pancia di chi ascolta, ma è proprio una sofferenza privata che si fa universale.
Sono canzoni sensibili, quelle di Pablo America. Dentro c'è un modo agrodolce di ondeggiare sulla vita, anche di coglierne gli aspetti tragicomici e riderne su (menzione speciale per l'elemento di caos al titolo dell'intermezzo strumentale Centomilacarie non è vero che ha le carie). In C'mon, per esempio, lo struggimento amoroso sceglie immagini parecchio divertenti, ma non c'è dubbio che quando Pablo canti "Io sono triste, rigo i BMW se non ci sei tu" non lo intenda davvero, o che non siano profondi i sentimenti di Hooligan boys, con un amore a incendiarsi come una molotov in mezzo agli scontri. Alla fine funziona benissimo l'espressione amareggiata del disegno fatto da un bambino di Batman - giustiziere privato come Mangione, in qualche modo - in copertina, leggermente imbronciato.
A Pablo America possiamo augurare solo due cose. La prima è che possa continuare a permettersi di scrivere canzoni come gli pare e quando gli pare. La seconda è di non ritrovare mai più la password del suo profilo Instagram.
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La recensione Canzoni d'amore per Luigi Mangione di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-10 00:00:00

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