Late shift abita un intermezzo tra l'ambient e la dance, con un sound diurno, lisergico e onirico
La musica di Plastic Palace si muove in un territorio a metà tra l'elettronica e la dance, con reminiscenze garage e blackbeat. Stefano Melchiori, così all'anagrafe, viene da Verona, e piano piano sta iniziando a farsi spazio nella scena sperimentale underground, con beat lisergici e loop martellanti.
Late shift, rilasciato a metà luglio, è il terzo singolo che vede la luce, e conferma quanto di interessante già le prime due release offrivano. I suoni di questo pezzo sono contemporanei, low-key nel loro abitare un intermezzo tra l'ambient e la dance. Late shift è un brano diurno, midtempo, e inevitabilmente viene da immaginarselo tra le tracce di una mattinata di soft clubbing. Non è una colpa, quanto piuttosto una questione di appartenenza e ricerca musicale che rimanda a quel contesto. Un ironico contraltare del titolo, che rimanda ai turni della notte; ma il sound non è cupo, quanto piuttosto onirico.
Late shift è un brano estremamente contemporaneo, ed è una possibilità quanto un possibile pericolo per Plastic Palace. Da un lato, è un pezzo che può aprire all'artista le porte di una scena soft-dance in espansione, che sta attirando pubblico e interesse. Dall'altro, c'è il rischio di non riuscire a imprimere il proprio segno distintivo in misura sufficiente per distinguersi e farsi riconoscere. Quello che è certo, però, è che Late shift è un brano curato nella produzione e con un'intuizione sonora non scontata. Un ottimo punto di inizio, da cui continuare a costruire.
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La recensione Late Shift di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-31 09:53:00

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