Un viaggio di sola andata verso parapiglia amorosi, portafogli vuoti e relazioni da archiviare.
La dura vita di chi, all'interno di una coppia disfunzionale, gioca la parte della sottona. È questo l'orizzonte degli eventi da cui Aure, al secolo Francesca Aureli, ha deciso di partire per scrivere Volo, il suo ultimo singolo.
Tre minuti scarsi di ascolto, in cui la cantante marchigiana classe 2002 scorre a ritroso le pagine di un immaginario diario dei ricordi, trasformando in rima i parapiglia amorosi che hanno costellato il rapporto con il suo (ormai ex) fidanzato. Versi capaci di farsi specchio di un’infinita serie di tira e molla, che Aureli sovrappone ai dati di viaggio impressi sul biglietto aereo con cui, durante un’estate da fuorisede, ha voluto fare una sorpresa al suo vecchio moroso, raggiungendolo in Puglia.
Un colpo di testa degno di un teen drama dei primi anni Duemila che Aure decide di perseguire, ignorando bellamente le sue tasche leggere ("Mo c’ho il portafoglio vuoto che chiede pietà") e le tante esalazioni nocive rilasciate da un rapporto palesemente tossico ("Son gelosa ed è una serpe che mi avvinghia stretta"). Fortunatamente, al posto di un piacevole (ma fasullo) happy ending, con tanto di melenso bacio al tramonto sulle scogliere di Polignano, Volo si chiude con la consapevolezza da parte di Aureli che, nonostante i suoi concreti tentativi di "riattizzare la fiamma", è arrivato il momento di mettere la parola fine a un rapporto fatto ormai di pochi alti e troppi bassi ("Non potrai tenermi se disprezzi le mie spine").
Prendo un volo per te
Un altro volo per te
Pago pure il sovrapprezzo per questa tortura
Canta Aure nel suo ultimo singolo. Strofe in balia di una dolce malinconia (e un filo di rimorso), evocate con rime, incastri e hook super-melodici, figli di un pop rap easy listening che Aureli spalma su una strumentale confezionata dal producer Alessandro "Faffa" Fava, in cui il contrasto tra la leggerezza dei sample di piano e la concreta ruvidità dei beat analogici spinge il brano verso ambienti affini all’hip-hop old school.
Se c'è un merito da riconoscere a Volo è quello di non cadere nella trappola del facile vittimismo di chi è rimasto scottato dalla fine di una relazione malata, sbattendoci in faccia con estrema onestà quanto l’amore sappia farci indossare dei paraocchi, rendendoci incapaci di riconoscere le cazzate che stiamo facendo. Il tutto restando in equilibrio su un terreno, quello che collega il rap alle love songs, in cui è fin troppo facile scivolare in banalità (in)degne da Baci Perugina.
A conti fatti, un pezzo capace, con schietta leggerezza, di metterci in guardia dai pericoli che si nascondono quando l’amore ci rende sordi e ciechi, anche di fronte all’evidenza. Perché, come dice Love Story, "Amare significa non dover mai dire mi dispiace". Però, porca puttana, il sovrapprezzo del biglietto aereo che hai comprato per raggiungere quello stronzo (o stronza) con cui poi ti sei mollato, il culo te lo fa bruciare. E non poco.
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La recensione Volo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-08-28 19:26:42

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