Lou ViceSettembre non finisce mai2026 - Rock, Indie, Alternativo

Settembre non finisce maiprecedente

Un disco che si muove tra rock e nostalgia, per raccontare una generazione attraverso i ricordi più semplici.

Lou Vice, pseudonimo di Luigi Longo, cantautore e polistrumentista calabrese classe 1990, porta avanti da anni un percorso completamente indipendente, muovendosi all’interno di un cantautorato rock che guarda soprattutto alla tradizione italiana degli anni Novanta e dei primi Duemila. “Settembre non finisce mai” è un EP di sei brani costruito intorno alla memoria, alla nostalgia e a quel particolare immaginario generazionale fatto di televisione, scuola, calcio e tecnologia pre-social.

Settembre non finisce mai è un piccolo archivio personale di ricordi, trasformato in un EP di sei tracce che si muove tra cantautorato rock, pop-rock e suggestioni folk.

L’apertura è affidata a “Per colpa della tele”, probabilmente il brano più immediato della raccolta. Chitarre e struttura pop-rock riportano a un’estetica anni Novanta nella quale convivono l’impronta più radiofonica della hit parade italiana e riferimenti al rock alternativo dell’epoca. I richiami a Negrita e Timoria sono piuttosto evidenti, soprattutto nell’impostazione chitarristica e nella costruzione del ritornello. È una scelta stilistica coerente con il concept dell’EP, anche se l’esecuzione rimane a tratti fin troppo legata ai propri riferimenti.

Con “Aujourd’hui” i ritmi si fanno più distesi e la scrittura assume una dimensione mediterranea, sostenuta da una componente folk che amplia leggermente il vocabolario musicale del progetto. È uno dei passaggi più morbidi del disco, nel quale Lou Vice lascia maggiore spazio alla componente melodica e alla narrazione.

“Disordine” rappresenta invece il momento più articolato della scaletta. La struttura meno immediata e una maggiore attenzione agli sviluppi compositivi la rendono anche la traccia che richiede più ascolti per essere assimilata. L'idea è interessante, ma il brano evidenzia contemporaneamente alcuni dei limiti dell'EP: arrangiamenti e scrittura non sempre riescono a sostenere pienamente le ambizioni della composizione.

“Quattro minuti” e “7 quarti” riportano il lavoro su un terreno più familiare. Sono due episodi caratterizzati da una costruzione essenziale, riff chitarristici e una scrittura che guarda ancora al rock italiano di fine anni Novanta. In particolare, l’eco dei Negrita di “Radio Zombie” è piuttosto riconoscibile. La formula funziona sul piano dell’immediatezza.

La chiusura con “Quel gol di Shevchenko” è invece quella che mette meglio a fuoco il senso complessivo del progetto. Il riferimento a un gol specifico dell’attaccante ucraino diventa un pretesto per evocare un mondo ormai distante: la televisione, la Gazzetta, il modem 56k, le abitudini quotidiane di una generazione cresciuta prima della definitiva accelerazione digitale. Non importa che quel gol non sia il più celebre della carriera di Shevchenko, proprio la sua dimensione privata e quasi fotografica rende il ricordo credibile.

Settembre non finisce mai funziona soprattutto quando Lou Vice riesce a trasformare la nostalgia individuale in un immaginario condivisibile. La sua dimensione è quella di un lavoro artigianale, sincero e volutamente ancorato a una precisa stagione culturale.

 

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La recensione Settembre non finisce mai di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-19 00:00:00

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