Marco CantiniFermi così2026 - Cantautoriale

Fermi cosìprecedente

Per Marco Cantini è tempo di bilanci.

Tempus fugit. Tra qualche giorno Marco Cantini compirà cinquant’anni. Cifra tonda, faticosa, per alcuni la metafora della chiusura di un ciclo. Se non l’occasione di guardarsi indietro, di fare i conti con se stessi e il proprio microcosmo. Un esercizio utile, se non necessario. Un po’ come scattare una foto di gruppo stando ben attenti a mettere l’obiettivo a fuoco, senza dimenticare di avvertire tutti di stare "fermi cosi".

L’artwork della copertina dell’ultimo album del cantautore toscano si basa su di un dipinto dell’artista bolognese Antonio Saliola, un’opera che ha preso il titolo di Fermi così. La foto di gruppo di cui sopra eccola qua, con tanto di contorni fiabeschi e surreali. Cantini è partito dall’arte visionaria di Saliola, titolo dell’album compreso, per poi arrivare da un’altra parte. Dove? Nel bel mezzo del groviglio di un dialogo incessante tra due persone legate da un rapporto di amicizia (di rispetto, di affetto) che non si risparmiamo nulla. Perché bisogna mettere a fuoco, fare i conti con se stessi. Tutto torna.

Siamo alle prese con un concept-album, facile da intuire. A legare assieme le undici canzoni del disco (in circolazione c’è anche la versione in vinile) sono le relazioni interpersonali tra passato, presente e futuro. E tra disillusioni, male di vivere, memoria, tempo perduto, flashback improvvisi. Coscienti del fatto che “ogni cosa passa senza sapere che tutto rimane”. Cantini si muove con un fare gucciniano, pesando le parole, tra poesia e consapevolezza. Il suo è un disco (anche) politico. Che passa attraverso la “paura della ribellione”, che omaggia Licia Rognini, la vedova di Giuseppe Pinelli, che ricorda quando si giocava a fare la rivoluzione tra le aule dell’università (il testo di Sensi potrebbe essere valido per evocare il ’68, il ’77, la Pantera, fino ad arrivare alle tensioni dei nostri giorni). Non un flusso di coscienza e nemmeno un esercizio di stile: questa è la nostra storia, la nostra piccola grande storia, con le nostre gioie, le nostre delusioni, le gioie, l’orgoglio di aver vissuto una vita fatta di senso, di valori, nonostante non tutto sia andato per il verso giusto.

Marco Cantini racconta tutto questo e molto di più affidandosi a una lunga e ininterrotta ballata, a parte lo stacco tra lato A e lato B. Il suono è quasi del tutto acustico: Cantini (che produce assieme a Gianfilippo Boni, impegnato anche al pianoforte) porta in dote la propria sei corde con l’aiuto dell’altro chitarrista Riccardo Galardini, poi ecco le percussioni di Fabrizio Morganti, i tasti bianchi e neri di Lele Fontana, il basso di Lorenzo Forti, lo spoken word di Rosario Campisi (sua la voce in Fermi!, testo tratto dal film Una gita scolastica di Pupi Avati) ma soprattutto il quartetto d’archi Euphoria (Marna Fumarola, Suvi Valjus, Hildegard Kuen, Michela Munari). Le sonorità rimandano a una dimensione classica, quasi da camera, anche se la band si concede qualche libertà (riferimento non casuale alle code di Fuoco e Come): forse l’unico modo per accompagnare le riflessioni dell’autore e il suo modo di raccontare storie che nulla concedono alla banalità o ai luoghi comuni.

Certo, Fermi così è un disco sorprendente (almeno dal punto di vista della scrittura musicale) ma che non tradisce la linea sin qui tracciata dall’ottimo Cantini, cantautore coerente, sensibile e profondo, alle prese con il suo album più impegnativo.   

 

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La recensione Fermi così di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-08-09 17:34:00

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