Stefano Giaccone
Come un fiore 2007 - Cantautoriale

Come un fiore

Voler fare un disco sulla morte. Farlo, eliminando ogni filtro letterario e ogni orpello consolatorio, restando incollati solo a delle storie. Quello di Stefano Giaccone è un disco pesante non per noia ma per peso specifico, è un disco denso, duro, che nulla concede ad un ascolto che non sia concentrato. Non è musica da sentire con mezzo orecchio, richiede attenzione, sforzo e impegno, pena l’essere rimbalzati in malo modo. Per fare un lavoro simile bisogna avere coraggio, circondarsi di validi sodali (Airportman, Dylan Fowler, Art, Ale Malaffo, Gigi Giancursi e Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione) e poi cercare di seguire un proprio sentiero: Giaccone centra con grande abilità ciascuno di questi bersagli, riuscendo a creare una costellazione di personaggi e vicende che si reggono in piedi con forza, ma anche per miracolo. È infatti complesso il modo in cui viene declinato questa sorta di concept: da un lato un attaccamento alla narrazione che omaggia in più punti Guccini, dall’altro uno spingersi in là in territori resi estremamente pericolosi da toni più enfatici (il recitato o i due pezzi strumentali finali). Un punto d’incontro tra (neo)realismo e accenni di melodramma che ricorda l’atmosfera di certi film di Luchino Visconti: quadri in cui non c’è presenza di pietà ma solo sottolineatura di drammi enormi ma quotidiani. È morte di fratello, bambino, madre, amico, eppure si indulge mai a retorica spicciola del dolore o ad abuso di luoghi comuni. Non un disco per tutti, né un disco da ascoltare in qualsiasi momento: la leggerezza è altrove, qui i fiori sono spezzati fin dalla copertina.

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