Il primo album di 1 44 9 8 si divide tra brani che appartengono all'universo canonico del rap, e pezzi che attingono all'urban e all'R&B: l'artista è più a suo agio in questo secondo emisfero
1 44 9 8, rapper dal moniker crittografico e misterioso, viene da Torino, e si è avvicinato alla scrittura partendo dalla danza. Tra hip hop e cantautorato, ascoltatore e ballerino, ha trovato, crescendo, la sua cifra stilistica nel rap. Un rap che racconta una vita ordinaria, dove non c'è spazio per l'ostentazione o per il lusso, ma anzi, che offre la possibilità di empatizzare con le scene narrate pressocché a chiunque. Così, è arrivato Cercando il mio posto, il primo album, che racchiude dodici brani.
Il vero filo conduttore dei pezzi, più che l'ambientazione quotidiana delle tracce, è la voce dell'artista, e il suo modo riconoscibile di fare rap: dilatando le parole, trascinandole, allungando le sillabe per incastrarle dentro le metriche. Talvolta in modo quasi eccessivo (in Meno, tentare di far rimare "Kim Min Jae" con "che minchia è" risulta forzato); talvolta, invece, creando un ottimo effetto sorpresa, così che le rime scelte risultino inaspettate e sorprendenti.
Dentro Cercando il mio posto, coesistono brani che appartengono all'universo più canonico del rap e dell'hip hop, con metriche più serrate e lunghi flussi di parole, e brani più urban ed R&B, dove c'è spazio per le basi, per gli effetti sulle seconde voci, per i sintetizzatori e per qualche beat più ritmato. La già citata Meno, ma anche Che bisogno c'è, uno dei singoli apripista, appartengono alla prima dimensione; Ricordi, Altra vita sono rappresentanti dell'altra quota.
L'impressione, ascoltando il disco, è che l'artista si trovi più a suo agio, o quantomeno riesca a essere più efficace, nel secondo emisfero. Capita, in alcuni dei brani più serrati, che 1 44 9 8 debba storpiare qualche pronuncia o qualche accento per completare l'incastro ("Chanteclair" che viene pronunciato con la i tronca, per rimare con "alleggerirei", in Meno) o che talvolta l'enfasi di decostruzione e protesta si riveli vana, senza una vera soluzione o alternativa. Di contro, quando le basi sono più studiate (come anche nell'interludio di metà disco), il risultato è un ascolto piacevole e interessante. E anche i testi risultano più fluidi: la chiusa di Nella piaga, che recita "non faccio musica per lo spettatore, ma per il cittadino" è un buon coupe de théâtre che rende il brano memorabile.
Cercando il mio posto è un disco d'esordio, e come tale esplora diverse direzioni: lecito, per capire dove andare e dove approfondire la ricerca, raccogliendo qualche dato a supporto.
---
La recensione CERCANDO IL MIO POSTO di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-30 08:39:00

COMMENTI