Un disco che si muove tra cantautorato classico e suggestioni folk d’oltreoceano.
Nel nuovo disco, intitolato Civico 141, Luca Bugossi e gli Zetaenne recuperano una grammatica cantautorale riconoscibile, costruita attorno alla centralità della parola, alla forma-canzone e a un immaginario che affonda le proprie radici tanto nella tradizione italiana quanto nel folk d’oltreoceano. Il disco si colloca in quella linea fertile che da Guccini arriva a De André, passando per De Gregori ed Edoardo Bennato, con una scrittura capace di mantenere il racconto in primo piano e un impianto musicale che guarda apertamente alla tradizione americana.
Le chitarre acustiche, le strutture folk, gli arrangiamenti essenziali e una certa attenzione per la dimensione narrativa richiamano il songwriting di Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen e Townes Van Zandt. Sono riferimenti che emergono soprattutto nell’atteggiamento compositivo. La canzone diventa quindi uno spazio nel quale osservare il quotidiano, tratteggiare personaggi, registrare inquietudini individuali e tensioni collettive. Bugossi adotta questa lezione attraverso una sensibilità profondamente italiana, affidandosi a un linguaggio diretto e a una metrica funzionale al racconto.
Tra i brani che si impongono già al primo ascolto c’è "Lontani", episodio nel quale la dimensione intima trova un equilibrio particolarmente riuscito tra melodia e parola. La canzone procede con una scrittura misurata, lasciando agli arrangiamenti il compito di sostenere l'emotività senza sovraccaricarla.
"Tempesta" accentua invece il versante dylaniano del progetto. Il folk-blues americano si avverte nella costruzione melodica e nel modo di intendere la voce come elemento narrativo, con un andamento che mantiene una certa tensione interna e restituisce al brano un carattere ruvido, da ballata on the road. La matrice statunitense viene assorbita con naturalezza, diventando parte integrante del linguaggio degli Zetaenne.
Particolarmente significativo è poi il caso di "Frontiere", brano che assume una forte attualità per il tema affrontato. Bugossi evita la retorica e affida alla canzone una riflessione semplice e intima sulle separazioni, sui confini e sulle conseguenze umane delle divisioni.
"Bambina" aggiunge infine una componente più personale e raccolta, mostrando un altro lato della poetica di Bugossi. La canzone lavora sulle sfumature affettive e sulla capacità della forma acustica di accompagnare il testo con discrezione, confermando la coerenza di un album nel quale la semplicità dell'impianto diventa una precisa scelta estetica.
Civico 141 vive dunque di riferimenti importanti, assimilati attraverso una sensibilità autonoma e una concezione artigianale della canzone. Il risultato è un disco che guarda alla grande stagione del cantautorato italiano e al folk americano con rispetto e consapevolezza, mantenendo al centro una scrittura interessata soprattutto alle persone, alle loro storie e al tempo presente.
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La recensione Civico 141 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-12 07:24:59

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