10/12/2007 di Jack Nessuno

Thomas Fehlmann è uno che ha contribuito alla mia formazione musicale, essendo una delle menti creative alle spalle del progetto "Orb". Eraldo Bernocchi non lo conoscevo, ma ha collaborato ad una settantina di album e suona da tempo con Fehlmann. Insieme hanno messo insieme un disco ambient house sporco e forse non sempre canonicamente bello.

Però vivo.

Vivo nelle reminiscenze Orb dei campionamenti passati al delay di tracce come "Drill Hole", con la sua linea di basso dub à la "Blue Room" (brano che nel 1992 ha fatto conoscere il gruppo inglese al grande pubblico) e vivo per il coraggio di suonare live un'opera ambient house in tutto il suo splendore retrò, con tanto di Bernocchi alla chitarra, con e senza archetto.

Certo, se lo si credesse un album registrato in studio, la mente andrebbe a gente come Anders Trentemoller ed alla loro minuziosità su Pro Tools. Però Trentemoller non suona dal vivo, Fehlmann e Bernocchi si. E' questa l'ancora di salvezza delle estetiche passè presentate dal duo: "Manual" non raggiunge la perfezione di certa minimal house fatta oggi in studio, però ci si avvicina, dimostrando ottima tecnica, affiatamento e capacità di improvvisazione.

Citare o preferire una traccia rispetto all'altra non ha un gran senso, il lavoro è un lungo trip a metà tra le architetture alla "Pommes Fritz" (1994) del miglior Fehlmann ed i layer di Bernocchi. Scordatevi quindi la facilità d'ascolto e la focalizzazione sulle brevi durate di gente tipo SCSI 9, "Manual" mette più di un attimo ad entrare e quando lo fa non esalta, essendo più consono agli stati di semicoscienza che alla frenesia discotecara. Provate però ad ascoltarlo mentre vi addormentate, potrebbe fare da scintilla per i vostri sogni più sconnessi.

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