Un percorso emotivo crescente, tra cantautorato, bedroom pop e indie, fatto di frammenti autobiografici e piccole prese di coscienza
"Non svegliarmi"
Neanche il tempo di iniziare Rumore di fondo, il nuovo disco del cantautore diviso tra Roma e Genova Alberto Moscone, che in queste due parole troviamo già un disperato bisogno di fuggire dalla realtà. Non è tanto quello che dice, ma come: c'è una nota lamentosa che abita la voce di Alberto, un dolore sottile esaltato dall'arrangiamento, dove la batteria ovattata sembra muoversi proprio con l'intorpidimento del dormiveglia e il violoncello aggiunge un tocco malinconico al tutto.
Si parte e si deve partire da qui, perché c'è una logica precisa nell'ordine in cui queste nove tracce sono infilate una dietro l'altra. "Ho provato a strutturare il disco riordinando i brani in un ordine di crescente serenità", spiega Alberto nel comunicato che accompagna Rumore di fondo. Serenità che, a dirla tutta, non si riesce mai ad afferrare del tutto, ma almeno si riesce a capire dove andarla a cercare: nell'altro, vero riflesso di ciò che sentiamo dentro di noi.
Se corriamo proprio fino alla fine del disco, la conclusiva La tua forma si rivolge a un "tu" che potrebbe tranquillamente essere un "io". La rivelazione passa per il vedere la vita come un'esperienza condivisa, perché l'individualità non è mai sinonimo di isolamento, anzi. "Hai già cambiato un'altra forma, guarda, se non fa male è quella giusta", canta con un filo di voce Alberto, senza più quel dolore che si percepiva all'inizio. Accettarsi, quindi, con la consapevolezza che non siamo monoliti inscalfibili, ma esseri in continua evoluzione.
Allo stesso modo, Rumore di fondo è un processo che passa attraverso cantautorato, bedroom pop e indie. Non un concept album, attenzione, quanto piuttosto un percorso emotivo tra questi due poli, con deviazioni personali, frammenti autobiografici tra l'esplicito e il criptico che ne fanno una sorta di auto-romanzo di formazione. Prendiamo Il giorno del mio compleanno, dove la frammentazione sociale che stiamo vivendo è legata stretta con l'anestesia emotiva dettata dai social, a cui fanno seguito l'intima America e Stomaco, un gioiellino in acustico dove Alberto si trova più composto, quasi alla Andy Shauf: sono tutte delle piccole e necessarie prese di coscienza messe in fila, volte tutte a quell'inevitabile conclusione che citavamo prima. Fino a non dover più temere così tanto di svegliarsi.
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La recensione Rumore di fondo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-04 11:45:00

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