Yuppie FluKings Without a Crown2026 - Psichedelia, Pop

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L'ultimo disco degli Yuppie Flu è l'eredità di Matteo Agostinelli, la voce per eccellenza dell'indie italiano, creatore di mondi sonori precisi e scanzonati.

Senza corona. Questo ci dice l'ultimo regalo lasciatoci da Matteo Agostinelli. Lui era un re senza corona, perché non si lasciava decorare da proclami e pubblicità. O forse perché forse era il principe che aveva portato l'indie, quello dal cuore splendente, in Italia, perché aveva reso i Pavement un qualcosa di marchigiano, di più dolce e marittimo. Con la sua voce inconfondibile, un filo che correva dietro a melodie essenziali, arricchite da una ricerca di strumenti e sorprese sempre nuove. Erano 18 anni che gli Yuppie Flu non uscivano con un disco, da quelle ultime note di piano cariche di eco che chiudevano Fragile Forest. Ora questo disco è di tutti, grazie a 42 Records, grazie a Matteo, che non c'è più da sei mesi.

Ancora una volta la musica degli Yuppie Flu è una tensione verso qualcosa che non è reale, verso i confini del mondo grigio e triste che ci circonda. Per trovare malinconicamente un posto bisogna essere altrove, suonare come i Beatles della psichedelia, ma avvolti dalla salsedine del DIY. Sembra come se qualcosa si fosse stappato, a un certo momento, nella mente stupenda di Matteo Agostinelli, per far emergere dopo così tanto tempo altre nove canzoni, che sono speciali a parte tutto, a prescindere dagli eventi che hanno deciso di infuriare sulla vita sua e di chi gli stava intorno.

King Without a Crown è un disco che ronza storto e ronza in tante direzioni , alla ricerca di voci raddoppiate e di una serie di elementi sempre diversi, che possano essere una chiave di volta, come il pianoforte che in Chasing what tuona quella nota di basso come fosse un rimbombo di campana, e fa da scudo alle altre tastierine e alla voce di Matteo, che svariona su noie quotidiane e fotografie di famiglia, che non lasciano scampo alla vita che trascorre. 

Come in ogni grande discografia che si rispetti ci sono ponti che trascinano al passato, le batterie dal fare indifferente che creano il telaio ritmico di tutto il disco senza darlo troppo a vedere, le atmosfere bollenti da estate passata agli angoli delle case. Anni fa il caldo generava formiche capaci di amare, oggi fa sbucare fantasmi da dietro le porte e apre portali cosmici verso l'esterno. Questo esterno è sempre stato simbolicamente il mare di musica indie a stelle e strisce che faceva innamorare migliaia di persone, e che gli Yuppie Flu facevano come se fossero i compagni di sala prove degli Eels, i compagni di birre dei Flaming Lips.

Suo malgrado King Without a Crown diventerà un racconto da tramandare, nelle sue storture intelligentissime, nel suo modo peculiare di essere solenne e sgangherato allo stesso tempo. Diventerà una pietra su cui leggere "si può fare", si può osare anche in questo paese fascistello e retrogrado, nonostante tutto. Perché c'era un signore, bravissimo, figlio di un'epoca d'oro per la nostra musica, che prima di andarsene ha chiuso il suo ultimo disco con un arpeggio di mandolino e una manciata di versi commoventi: "we will meet again to start / the game of the thin and sharp / knife of the heart". Evviva Matteo Agostinelli, evviva gli Yuppie Flu.

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La recensione Kings Without a Crown di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-09-18 11:00:00

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