16/11/2007

Il sud è povero. Ma non c'è silenzio che il vento butterà via se parli. "O'Silenzio c'accir" già ne dava un accenno. I Fuossera (L'era del fosso) sono ovviamente di Napoli. Lo capisci anche prima di ascoltarli. "Voglia e vula'" o "Fuoc ind e ser" danno l'idea esatta di qualcosa che sta spaccando Napoli. Rap vero, cioè nato così com'è giusto. Lontanissimo dalle intenzioni discografiche o mainstream che hanno ammaliato quasi tutta la scena hip hop italiana da un paio d'anni. Quasi non c'entra un cazzo. Nasce perché c'è una situazione. Un disagio. Un suono. Un beat. Un mezzo. Una cultura. Un disco. Rap autentico.

Il primo disco dei Fuossera mette un bel timbro forte sull'underground napoletano. Non quanto "Chi More Pe' Mme" dei Co'Sang. Ma è sulla buona strada. Cioè sono entrambi sulla giusta via della rivoluzione di un suono che negli ultimi tempi in Italia ha ottenuto contratti ma ha perso l'essenza.

Bisogna ripartire. Ristabilire. Riprendere. E si ricomincia da qui. Dal giusto approccio. Ognuno con la sua lingua e i propri situazionismi. Ma con onestà. Altrimenti 'non fare' è il più grande consiglio, che la musica non è per tutti. "Le luci gialle e forti allontanano la morte". Il rap italiano necessita di luci gialle. Amore e rabbia. No arrivismi bling bling, futili americanate e nomadismo culturale, ma Amore e rabbia.

"Annaz all'uocchie" assieme al francese Monsi du XVI crea il parallelismo più giusto che c'è nel collegamento tra rap italiano e francese. E' un fatto di attitudini comuni, malessere sociale, nuovi valori, suoni cupi e mentalità realmente di strada. Amore. Rabbia.

I quattro ragazzi di Piscinola (a due passi da Scampia) non strumentalizzano la realtà che gli sta attorno, ma la descrivono. Ne parlano. La combattono. Con la semplicità e il flow del dialetto napoletano, su french-beat scuri e senza i tre chili di ritornelli inservibili a cui spesso si deve far fronte. Non sono ancora violenti quanto i Co'Sang, ma è un buon progetto "Spirito e Materia".

Suono di una cronaca direttamente dal posto, come fosse rap investigativo, come fossero le pagine non sfogliate di quel giornale o la verità non detta da quel Tg. Racconti di chi vive nel posto. I Fuossera abitano nelle pesanti vie di quella Napoli che brucia, ma sulla buona strada di quel rap italiano che si sta spegnendo.

E' solo il primo progetto dei napoletani. Non è ancora maturo e forte, non può ancora avere grosse ambizioni. Non è ancora un fenomeno devastante, ma sottolinea un punto di (ri)partenza forte: il sud è tutto.

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