Nel creare la colonna sonora per un'intervista a James Ellroy i Calibro 35 trovano una nuova strada per la loro maturità artistica: grandi classici, tributi inediti, e una vena di jazz bianco che danza intorno alla corruzione di Los Angeles
La camera avanza dolcemente verso Josh Hartnett, sta venendo bendato sui polsi, poi una dissolvenza, le strade di Los Angeles messe a ferro e fuoco dagli scontri tra polizia e marinai, mentre la gente ai bordi dei marciapiedi fa le scommesse su quanto sta accadendo. Questo è l'incipit di Black Dahlia, 2006, di Brian De Palma, adattamento dell'omonimo romanzo di James Ellroy. 20 anni dopo, i Calibro 35 hanno riproposto in musica questo incipit, nel primo brano del loro disco dedicato al grandissimo autore americano. Un minuto di organi, climax di suoni, e poi l'esplosione ritmica, tipica del gruppo milanese, a riproporre le sincopi dei colpi di manganello. Non a caso la prima traccia di Ellroy vs. LA si chiama proprio Black Dahlia.
Questo strano e avvincente disco è l'ottava colonna sonora dei Calibro, in collaborazione con Francesco Zippel, attentissimo regista dedito ai documentari sul cinema. Il suo Ellroy Vs. LA è una lunga intervista sul rapporto tra un uomo e la sua città, sull'odio nascosto di un uomo che in quella città ha edificato un impero letterario. Il corollario del film sono i brani della banda Rondanini-Gabrielli-Colliva-Martellotta, naturalmente a loro agio nel musicare le parole e i sospiri di chi ha raccontato gangster, pugili e malavita. C'è qualcosa di nuovo però, una dolcezza jazz che subentra in alcuni momenti di questo disco, e che lo rende molto interessante.
Primo su tutti il dittico The Big Nowhere, due momenti fumosi e acquatici, due improvvisazioni deliziose coi fiati in bella mostra e uno sciabordare ritmico che subentra solo alla fine. Poi arriva White Jazz, introdotto dalle spazzole sulle pelli, un omaggio ad un romanzo allucinante del 1992. I Calibro ondeggiano, come i pugili corrotti raccontati nelle centinaia di pagine da Ellroy, fanno rallentare il racconto della violenza, e allo stesso tempo fanno fiorire il cuore crepuscolare dei protagonisti antieroici e distrutti di queste opere.
Ellroy vs. LA dimostra che anche nel divertissement, anche nella creazione di un commento ad un'altra opera, i Calibro 35 sanno andare dritti al punto con grande precisione, attingendo ai grandi classici della loro produzione, agli stilemi della library music più classica, ma plasmandosi molto bene, in base alle richieste della situazione. Perché se la violenza sta già negli occhi e nel cuore della Los Angeles di Ellroy, tanto vale girarci attorno, dargli umanità, piazzare a tradimento una versione della Moonlight Sonate di Beethoven, omaggiare sottotraccia il maestro Battiato - in Chalet Manson riecheggia Shock in my town -, gestire il ritmo di una colonna sonora che si fa disco, dedicandosi alle pause e ai silenzi. Ecco la maturità definitiva dei Calibro 35.
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La recensione Ellroy vs. LA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-09 10:20:00

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