NOMOREMARIOCHIMERA2026 - Rock, Indie, Alternativo

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Una nuova prova di muscoli, anima e talento per la band ligure, che riafferma la propria identità attraverso un equilibrio convincente tra impeto, nostalgia e sensibilità melodica.

Per chi per anni si è nutrito a pane, Nirvana, Hole, Mudhoney, L7 e poco altro (a volte dimenticando anche il pane!), il nuovo album dei Nomoremario è davvero una “Chimera”, come appunto si intitola. In fondo, il quartetto di Ventimiglia ci ha abituati ormai da anni alla propria visione musicale fatta di graffi, sudore e distorsioni, eppure in questo nuovo lavoro si sprigiona con ancora più potenza quell’immaginario ruvido e internazionale che, pur senza mostrare alcun interesse a fare citazioni o tributi, rende questi brani degni figli o nipoti naturali di quell’epoca, con tratti somatici riconoscibili ma con corpi più freschi e moderni.

L’apertura affidata a “Wide Spread Panic” mette subito le cose in chiaro. I ritmi infuocati spingono la traccia con convinzione, le chitarre abrasive aggiungono benzina al fuoco e i cori da pogo completano la scena, mentre la voce di Debora Costa governa il tutto con personalità, urgenza ed energia. Più aperta ed ebbra la successiva “Electric Blue Moon”, caratterizzata soprattutto dalle di voci di Debora e Alessandro Liotta, che procedono all’unisono su un tessuto strumentale dinamico e martellante. Con la title-track, le distorsioni si intrecciano alle aperture melodiche, generando un’inquietudine che attraversa l’intero brano. “Noisemoremario”, come lascia intuire il titolo, rappresenta invece il momento più “rumoroso” e ruvido del disco e, fatta eccezione per il coro riot, si affida interamente agli strumenti, tra chitarre sporchissime e una sezione ritmica serrata. Dopo tanta devastazione sonora, “Religion” invita a raccoglierne i cocci. Il brano si apre lentamente, tra voci che evocano un rito collettivo e armonie pesanti come rocce, spostando l’equilibrio verso atmosfere più cupe, quasi doom. Nella seconda parte, però, l’energia torna a crescere e la tensione accumulata spinge fino a schiantarsi contro la successiva, “Absorbing-Man”, la quale si fa apprezzare per i suoi ritmi spezzati e le sue melodie incisive. Quest’ultima, insieme a “Killing the Pain”, restituisce il volto più diretto dei Nomoremario, fatto di riff affilati, ritornelli adrenalinici e un suono che fa della potenza uno marchio di fabbrica. A chiudere il disco ci pensa “Midnight”, che nasce come una ballata intima, ma non rinuncia a sorprendere nella sua evoluzione. Alla fine, viene spontaneo spingere di nuovo il tasto Play perché questa “Chimera” è passata troppo in fretta…

L’album, insomma, è un’altra ottima prova di muscoli, anima e talento per la band ligure, che riafferma la propria identità attraverso un equilibrio convincente tra impeto, nostalgia e sensibilità melodica.

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La recensione CHIMERA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-28 19:29:39

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