La band torinese racconta i labili confini della nostra identità e della percezione che abbiamo di noi stessi, in una canzone intima e struggente
L’antica arte giapponese della pittura a marmo sull’acqua, ossia il “Suminagashi”, dà il titolo al nuovo singolo dei Frenesi, in cui, con un linguaggio a metà tra rock alternativo e cantautorato, il combo piemontese racconta i labili confini dell’identità personale e la necessità di affidarci, a volte, a qualcuno che sappia vederci e riconoscerci nonostante il “disordine” del mondo che ci circonda, all’interno di quell’“ignoto che confonde”.
La band torinese sceglie lo specchio come metafora della rivelazione della nostra identità e della nostra essenza, che inevitabilmente prendono forma anche attraverso lo sguardo degli altri. In questo, quindi, siamo un po’ come le linee fluide del Suminagashi, che infatti è detto anche “arte dell’inchiostro fluttuante”: forme in continuo mutamento, difficili da prevedere e impossibili da controllare del tutto. La nostra forma, la percezione che abbiamo di noi stessi, si intreccia con quella che gli altri ci restituiscono, trasformando le relazioni in uno spazio liquido attraverso cui imparare a riconoscersi. E, se l’io si dissolve, resta comunque la presenza dell’altro a trasformare paradossalmente perfino la perdita di sé in una forma possibile di legame.
Il testo lavora su contrasti semplici ma efficaci, creando immagini che si sciolgono e si ricompongono, come inchiostro sull’acqua, fino al ritornello, che concentra in sé tutta l’ansia del brano diventandone il principale sfogo emotivo. La musica, in poco meno di cinque minuti, contribuisce a rendere più evocativo tutto questo, con le sue malinconiche tessiture strumentali in continuo crescendo. Ogni tanto sembra di risentire certe sonorità poetiche vicine a Umberto Maria Giardini e un retrogusto che a tratti sprigiona sentori degli Afterhours più morbidi, ma la personalità della band modernizza l’impasto soprattutto grazie ai synth insistenti che si fanno largo pian piano, esplodendo nel finale.
“Suminagashi” è insomma una canzone da assaporare lentamente, adatta a un ascolto ripetuto, per scoprire un po’ alla volta le sue tante sfumature e i suggestivi dettagli dei suoi motivi cangianti, come quelli dell’omonima arte giapponese.
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La recensione Suminagashi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-11-06 19:39:00

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