Paolo SchiamazziPaura e morte2026 - Cantautoriale

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Il nuovo disco di Paolo Schiamazzi è un negozio di antiquariato musicale, dove il presente e i suoi sentimenti sono triturati dentro suoni retrò, malinconici e decadenti

Paolo Schiamazzi, leggenda imprendibile della nostra musica contemporanea, campione troppo trascurato del cantautorato lo-fi italico, si è fatto antiquario. Ha aperto un negozio, pieno di tastiere retrò ed effetti vocali sabbiosi, poi ha infilato tutti i suoi pezzi in un mangiacassette, per eliminare la carne in eccesso. Per ultimo ha confuso le acque, mettendo in copertina del suo ultimo disco, Paura e morte, una sua foto che lo ritrae molto simile a Rino Gaetano – nelle forme e nei colori -, salvo coprire la faccia con il titolo scritto di rosso, violento e luminoso.

Due parole, due concetti, uno transitorio e uno definitivo, che attraversano in modo tangente ma peculiare tutti i brani - 13, come l'arcano della morte - di questo album fatto di brandelli di musica, dove Paolo suona, carezza, percuote, programma e arrangia il suo nuovo gioiellino. I momenti brillano in maniera diversa, la luce sale e scende in continuazione, ma rimane sempre a mezz'aria la sensazione che qualcosa di pericoloso possa insinuarsi tra i versi, tra le immagini assurde e a tratti tenere che escono da Paura e morte. 

La dolcezza viene probabilmente dal suono del piano, abbastanza protagonista, o forse dal fatto che Paolo Schiamazzi, dopo quasi dieci anni di carriera solista, sembra aver compiuto la sua metamorfosi in un romantico cantante sanremese di fine anni '70. Complice il colore della copertina del disco, o questo fare stralunato - ma mai naif o fastidioso, perché sempre sull'orlo della psichedelia -, viene facile immaginarsi brani come Scheletro o Vendetta suonati in uno studio televisivo, con una band assortita, le tastiere sui piedistalli lucenti di alluminio, e un bel basso vistoso che emerge nel fumo delle sigarette.

Paura e morte, nel suo essere un lavoro caotico e frammentario, ha il grande pregio di essere perfettamente calato nel presente tragico in cui stiamo, perché l'ironia di Paolo Schiamazzi è tremendamente malinconica, per non dire decadente, perché anche il compleanno, il giorno della gioia dei bambini, è guastato da una comunicazione fastidiosa, e perché soprattutto ci dice che la salvezza si trova quando si può comprare il riposo, da tutto, a prescindere. Per questo Venticinquemila spicca su tutte le altre tracce, per acume e forza drammatica. Se vincessimo dei soldi - non troppi però - compreremmo il tempo per stare coi nostri cari, compreremmo il tempo per dormire, e forse stare tra i sogni, un po' meglio.

Nel suo negozio di antiquariato mortifero Paolo Schiamazzi vende di tutto, brandelli di presente addobbati con filtri retrò, sta a noi prendere quello che ci serve, usare le lenti giuste per avvicinarci alla musica insolita, e per questo necessaria, di questa strana leggenda torinese, che dipinge coi colori più rassicuranti del mondo, agghinda di organetti e bassi panciuti i suoi brani, salvo poi sfumare tutto con lo scuro, con gli scarabocchi spiazzanti del presente. Con la paura, e con la morte.

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La recensione Paura e morte di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-30 00:47:00

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