15/10/2007

L’album hip hop più importante degli ultimi anni. È la chiave per aprire una blindata di una casa senza finestre. Buia come il buio. Pungente come il filo spinato che la circonda. È una casa in cui si sta di merda. Ma in cui non si vede l’ora di entrare. Sa di autentico. E non importa se fa male. Serve di brutto. Serve subito. La gente fa la coda. Ne ha bisogno. In pochi ma accaniti. Chi non l’ha capito arriverà presto. Le pilloline stanno per finire. Ne produrranno altre. Ok. Ma da un’altra parte. Qui i mattoni sono stati messi su uno ad uno. E il cemento mescolato e colato. Dalle fondamenta al tetto. Ossigeno. Autoprodotto. Tutto. Fanculo al resto. Il resto è “Zona Morta”. E qui ci sta gente “ancora in piedi, stesso sangue sul quaderno. Burn, baby burn, baby questo è disco inferno”. Urla rauche. Piene. Cattive. Rabbiose. Da una gola in cui la disillusine non è gettare la spugna. E nemmeno rinunciare a ciò che si crede. Serve solo a non perdere di vista il punto. Il punto. “Uno”. “Ora ho finito. Scusate il ritardo.”
Questo è il nuovo disco di Kaos One, si chiama “Karma”, si scrive kARMA: un gesto una conseguenza. 14 tracce, 7 prodotte da Donjoe, 4 da Shablo, una da Mace, una da Ahmad e una da Dj Argento. E scratch di Dj Craim in “Uno”. Art direction e design (stupendo) di DeeMo. In copertina “Tough Birds” di Kevin Collins (Creative Commons) e all’interno un ritratto di Kaos (aka Marco Fiorito), di Lorenzo Barassi. Con stile. Gigante. E poi i featuring. Massicci. Ne “Il 6° Senso” i Club Dogo hanno metriche “da più di 3k e un etto”, che ti tirano in mezzo e ti sputtanano senza pietà alcuna (“i segreti fanno molta più paura quando vengono scoperti”). Come anche Turi, dottore specialista in “Mu-sick” (“da sempre lacrime e sudore, la musica ora è stanca e adesso campa con un defibrillatore”). O i Colle Der Fomento, in “Firewire”, che con il loro splendido “Anima e Ghiaccio” (2007), hanno ridato onore, respiro, credibilità a una scena, a una cultura, alla musica. (“se un senso deve stacce, lo leggo nelle facce, Colle e Don Kaos puoi contacce”). E poi c’è “D.C.V.D”, con Moddi e dj Trix, e “l’approccio resta u stesse rettilinei o tornanti”. Due che si meritano a pieno titolo l’onore di dividere il palco con Kaos. Due che sono una sicurezza. “che hanno l’amore per ‘sti suoni”. Che in concerto fanno fuoco. Quello vero. Ed è importante. Perché lo sai che “da 100% a 0 ci va un momento”. Ci vuole poco in un mondo che va a puttane, dove “no one seems to care what’s going on…”, in cui ci si sbrana e “il primo brucia il mondo se il secondo si allontana”; tutti stanno a guardare come “eunuchi dentro un harem”. Solo “Blah Blah”. E se hai aperto gli occhi “tienilo a mente, da stanotte non dormi”. Punto. “In pratica, di 10, 9 stanno in ketamina”. Siamo sul fondo. E questo è l’unico segno di vita che scalcia nella pancia di ‘sta landa, ma “se la cultura dell’immagine comanda, restatevene in branda qua all’hotel Ruanda”. I salvatori della patria non esistono. “Qua, ognuno per se stesso”. E a chi vuole “darci il veleno e ricattarci con l’antidoto”, noi non dobbiamo niente. “La scelta è darci un taglio netto o trasformarci come loro“. A voi la scelta.

In ogni caso, ciò che rende fondamentale la presenza di un album del genere, a parte, ovviamente, le canzoni che contiene (belle da sentire, tecniche per godere, urgenti da star male) è la presenza di una persona del genere. Che ha continuato a indicare una strada, percorrendola per anni, senza chiedere niente, a testa bassa, col fuoco negli occhi; ed è un percorso troppo importante, perché finisca con lui. Ché troppi si levano la coscienza per un euro. Ché troppi lo fanno per battere cassa. Ché serve. Ché non serve niente. Ché “è solo amore se amore sai dare”. Ché si può fare. Fondamentale. Hardcore, nel migliore dei suoi significati. E comunque, non occorre dare ragione a nessuno. Né leccare il culo. Non ci sono eredità da raccogliere. Serve solo cuore. Serve solo amore. Serve muoversi. Serve fare. Cercare un sentiero in cui lasciare la propria impronta. Anche se “ne senti troppe andare storte”. Anche se non c’è più bisogno di niente, ma “niente è abbastanza”. Perché non c’è più bisogno di niente, “niente è abbastanza”.

Kaos ci da questo. E “il sentiero arriva al punto di partenza”: “questa è la fine”. E se ne va. “Fine”. Bella. Come è bella e maestosa una fine. Che, dopo il silenzio, porta necessariamente a una nuova sinfonia. A un nuovo battito. In crescendo. Nuovi brividi. Nuove scuole. Nuove morti. Nuove vite. Legate. Libere. Questo è: kARMA. Più di un gesto. Più di una conseguenza.

Commenti (3)

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  • Erikù 12/07/2011 ore 00:46 @amnesiaka86

    capolavoro..

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