09/11/2007

Un uomo e una donna. Una stanza. Un pomeriggio davanti per dirsi ciò che c’è da dire. E fare l’amore, perché c’è da fare. Parole, lacrime, sangue. Disperazione ed euforia. Un concept ep sull’amore da consumarsi in un pomeriggio, ascoltando una canzone per ora dalle 14 alle 19, con l’eccezione delle 17, che è l’ora del the.

Sensuali e carnali, i brani attraversano un ideale dialogo tra i due amanti. E’ uno scontro duro, durissimo, tra due modi opposti di concepire l’Amore. Forse stereotipati nei contenuti, è difficile non identificarsi nelle parole di Benvegnù. Rassegnato e pessimista, la mette in guardia: “tu da me non avrai che l’assenza”, poi le dice “Fammi entrare per favore”. E quando il silenzio pervade ogni cosa, lui torna sui suoi passi, regalandole un brano dolcissimo, pieno di suggestioni (“ho dormito poco per sognarti all’improvviso”). E di dolore (“ti proteggerò restando lontano, nel silenzio”). Infine le comunicherà il suo “folle amore” urlandole una disperata “Cosa sono le nuvole” di Modugno, prima di raggiungere un criptico “Spazio irregolare”.

Riconoscersi per creare. Quest’ep può essere considerato una versione estesa, forse meno astratta, di quella “Cerchi nell’acqua”, che ancora sento così cara. Benvegnù ha realizzato un ep privo della discontinuità riscontrata nel precedente “Piccoli fragilissimi film” ed in cui il livello delle canzoni è elevatissimo.

Alla fine i due amanti faranno l’amore, come ben documentato nell’ambigua copertina (censurata, tra l’altro, con un adesivo azzurro) per poi lasciarsi. Ma solo fisicamente. “Se volessi cercarti dovrei farlo dentro di me. E così tu potrai liberarti”.

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