23/10/2007

Sornione e beffardo: così si muove il carrozzone. Arriva da Brescia, l'andatura saltellante è spinta da un'urgenza rock molto fisica che manco i Mano Negra negli anni d'oro: alle redini la voce di un cantante che fa dell'accento maccheronico un'arma tagliente e fanfarona alla Eugene Hutz. Mood noir e riverberato, armonica sbarazzina, riff elementari che ti si appiciccano addosso: scorrono racconti al chiaro di luna ("To The Moon"), donne che risorgono dalle tenebre ("The Skeleton Wife", girotondo in nero veramente coinvolgente), scatole di latta ricolme di sogni infranti, amori violenti da stringere forte.

Un pugnale traffige un cuore nero in copertina: è il viatico perfetto all'enfasi morbosa e cialtrona (ma con stile) di questo quintetto di nomadi lombardi che, la sparo grossa, suona patchanka da cabaret, meglio, da bordello. Mancano solo violini e fisarmoniche ma, francamente, non ne sentiamo il bisogno: avanti così, Mirror Man!

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