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RECENSIONE
06/03/2008

La saggezza è virtù che arriva con i primi capelli bianchi. Trovare l’eccezione alla regola stupisce e fa tendere l’orecchio con attenzione maggiore. I Trenicorsa, ormai al terzo album, sono giovani ragazzi con un bagaglio di consigli da dispensare a suon di fisarmonica e percussioni. Emersi dall’onda comune dei gruppi cover dei Modena City Ramblers, dai maestri hanno ben imparato la lezione, sposando un genere, il combat folk, che non è vacuo parlare ma veicolo di idee e soprattutto di opinioni. E sono così riusciti a fare una piacevole condensa con testi a carattere umanitario, politico e sociale, da bravi militanti con uno strumento tra le mani. Lo fanno con entusiasmo, adesso che paiono temi infangati in un omologazione poco feconda. Accanto a “La danza dei sogni”, pezzo da Festa dell’Unità, basta un violino per avere la ballata romanticosa di “Verrà”. In ogni canzone portano un pizzico musicale diverso, tra il rock e il country sfiorando lo ska. Le canzoni profumano di protesta e di atmosfera da gruppo scout, eccezionalmente vestiti con un kilt: tirano fuori la testa dalla nebbia della pianura Padana fino alle verdi distese della Scozia o giù di lì. Il dialetto non fa storcere il naso a chi non lo capisce: la musica ha un altro linguaggio e capir il ritmo su cui ballare è facile. Chiudono con la tradizionale “Nina te ti ricordi” che potrebbe esser presa da un album dei Nomadi di prima generazione.

Le intenzioni sono nobili, ma la strada da fare è ancora lunga e intrapresa da tanti. Osate, ragazzi, osate.

Tracklist

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