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RECENSIONE
06/12/2007

Nelle aspettative di chi vi scrive, questo disco sarebbe dovuto essere un lavoro con cui tentare di tenere le luci e diradare le ombre dell’esordio. Non è andata esattamente così. Non un disco di assestamento, né una registrata generale alle singole componenti, “Chagrin d’amour” è un disco importante. È il disco che rivela apertamente le doti narrative di Stefano Vergani, non più a mollo in manierismi fini a se stessi, ma libere di esprimersi e creare mondi. La chiave di volta dell’intero album è il settimo pezzo, “Gli Affranti”, antiepica storia d’amore e di sangue raccontata in terza persona e in punta d’una malinconica allegria che è nel dna del cantautorato lombardo, da Jannacci in giù. Il pezzo ha un perfetto contraltare in “Raramente mi fai incazzare”, questa volta in prima persona e legata ad un fatto minimo come uno lieve screzio da un pomeriggio tra due innamorati. È tra questi due poli che Vergani struttura una poetica personale e ormai compiuta, creando un insieme armonico di racconti di pene d’amore infelici ma mai tragiche e di impennate liriche dai toni artigianali e peculiari (“Tu sei bella come una bella pista per le biglie / con tutte le sue curve, i suoi tranelli, le sue regole flessibili”). Forte collante con il primo disco restano i pezzi più leggeri da poser demodè – diminuiti per numero e comunque sgrezzati, da segnalare ad esempio “Il capobanda” o “Bellosguardo” – e il fantasma di Fossati nell’impostazione vocale. Se il primo di questi elementi è ulteriore testimonianza dell’esistenza di un percorso di maturazione, il secondo pare essere ormai coordinata ineludibile e dazio da pagare. E a questo punto il dentro/fuori sta tutto qui: il bivio è tra fermarsi all’apparenza di già sentito o sforzarsi, andare oltre e trovare le unicità di Stefano Vergani e della sua Orchestrina Pontiroli. Per quanto mi riguarda, la mia scelta l’ho già fatta.

Tracklist

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