20/11/2007

Gli E.G.O. giocano in un campo minato. "Passi" si muove tra funk virato dub, rime esistenziali di lui e controcanti sinuosi di lei, insomma i Casino Royale con una Meg più eterea al posto di Giuliano (e la titletrack dell'EP non è casuale, a volte va così). Poi arrivano i sussulti drum'n'bass di "Al Tappeto": la voce femminile dimostra di essere in grado di gestire controtempi e sinuose aperture, e la cosa si fa interessante. "Distanze" ha un bel mood dubboso che viene infranto troppo presto dalla voglia di mandare in saturazione il wah wah. Chiude in inglese "Things That Fall", notturna, corale e delicata, ancora migliorabile in futuro e decisamente la carta più alta del mazzo.

Hanno i mezzi, è evidente: per chi scrive però corrono su un binario morto dalla seconda metà degli Anni '90. E comunque, se vogliono rendere il viaggio più avventuroso, dovrebbero diventare più bastardi: ci vuole urgenza per farsi ascoltare nella metropoli, che è grande e piena di dispersivi simil Buddha Bar.

Commenti (1)

  • Ego 21/11/2007 ore 16:01 @ego

    ...bene ok, detto questo c'è qualcuno là fuori che ci spiga cosa vuol dire "essere più bastardi?" ...grazie.

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