Trobar Clus rosa 2000 - Noise, Indie, Hardcore

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Ma cosa grida? Ma cosa dice? Ma…Perplessità. Poi però si acquieta, la musica stacca. Prendere fiato, la voce si fa conciliante e narrativa. Dura il tempo di farci sapere che “saremo lontani un giorno, sulla mia macchina nuova, coi finestrini abbassati, avremo un po’ sonno", poi la voce si riacutizza, il falsetto ritorna e ricomincia a sbraitare… la perplessità aumenta. Sono basito, trattenuto fra agghiacciarmi ed esplodere in una risata liberatoria. Non me ne vogliano Tommy (voce) e tutti i Le Trobar Clus ma… ma perché quei siparietti di “cantato” da gallina sgozzata? Sarà perché, come fanno sapere nelle note stampa, i 5 ragassi fanno “cantautorato hardcore” ? E cosa sarebbe? Boh. Gira nel lettore traccia dopo traccia il cd che contiene i 2 primi lavori del gruppo: “La prima volta di Marie” e “Rosa”. La perplessità non accenna a diminuire. Sembrano un riciclo dei Massimo Volume, con Emidio Clementi al minimo della forma lirica compositiva e affetto da schizofrenia isterica. Sfalsamento di personalità. Immaginarsi a un reading di poesia e l’attimo dopo sul palco insieme ai Raw Power…boh. Perplessità. Nient’altro. E di nuovo la domanda dell’inizio: perché quel ridicolo falsetto? Dovrebbe denotare sofferenza e dolente-intenso sentire? Bah. Comunque sia gli strumenti ne supportano/sopportano i deliri con apprezzabile pazienza e pregevoli capacità. Niente di più.

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La recensione rosa di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2000-07-17 00:00:00

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